Morte di Erika Ferini Strambi, i punti oscuri di un giallo alle porte di Milano
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Redazione Interno
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Erika Ferini Strambi, 53enne milanese impiegata nel settore risorse umane di Luxottica, è stata trovata morta in un campo tra Peschiera Borromeo e Pantigliate, dopo essere scomparsa il 5 luglio. Il suo corpo giaceva a circa duecento metri dall’auto, rinvenuta abbandonata in un fosso, mentre la borsa e il cellulare risultano introvabili. La procura di Milano, aprendo un fascicolo per omicidio a carico di ignoti, sta cercando di ricostruire le ultime ore della donna, il cui ritrovamento solleva interrogativi ancora senza risposta.
Le immagini delle telecamere di sorveglianza, che la riprendono mentre vaga senza una meta precisa lungo strade provinciali, hanno spinto gli inquirenti a ipotizzare un possibile incontro con un uomo nella serata del suo decesso. Il luogo del ritrovamento, descritto da fonti investigative come una sorta di "alcova", alimenta l’idea che possa essersi recata lì volontariamente, forse in compagnia di qualcuno. Tuttavia, l’assenza di segni evidenti di violenza sul corpo non basta a escludere un delitto, considerata la sparizione degli effetti personali, che potrebbe indicare una rimozione di prove.
Colleghi e conoscenti la descrivono come una donna riservata, equilibrata, lontana da comportamenti imprevedibili. Proprio per questo, la dinamica della sua morte appare ancora più inspiegabile. Se da un lato l’ipotesi di un malore non è stata scartata, dall’altro la posizione dell’auto e la distanza dal cadavere rendono improbabile una semplice fatalità. Gli investigatori stanno verificando ogni possibile pista, compresa quella di un coinvolgimento di terzi, anche alla luce delle ultime movimentazioni finanziarie e delle relazioni personali della vittima.




