Segreto ma non troppo, il caso Tesei e l’eterno gioco delle fughe di notizie
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Redazione Interno
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Tecnicamente nessuno avrebbe dovuto o potuto saperne nulla. L’indagine su Donatella Tesei, governatrice dell’Umbria in corsa per un nuovo mandato, era nata su impulso di un esposto anonimo. Il che vuol dire che non c’era nessuno da informare della richiesta di archiviazione e, dunque, nessuna possibile fonte alternativa a quelle ufficiali. La richiesta di archiviazione era dovuta, data l’abrogazione dell’abuso d’ufficio, capo d’accusa che evidentemente, da agosto a fine ottobre, nessuno ha trovato il modo di riqualificare in altro reato.
Quasi 11 milioni di euro per la filiera del tartufo, destinati a una serie di imprese tra cui quella a cui l’assessore Paola Agabiti è legata (ne è proprietario il marito) e nella quale lavora un figlio della presidente della Regione Umbria, Donatella Tesei. Due delibere approvate all’unanimità alla cui votazione, secondo la Procura della Repubblica di Perugia, le due esponenti avrebbero dovuto astenersi. Tesei ribadisce, mai ricevuto alcun avviso di garanzia: "Non ho mai avuto alcun avviso di garanzia perché non c'è mai stata una contestazione di un fatto che costituisca reato", ha ribadito la presidente della Regione Umbria Donatella Tesei dopo l'archiviazione del fascicolo per abuso d'ufficio per lei e per l'assessora Paola Agabiti. "Mai saputo nulla se non dai giornali. Veramente siamo all'assurdo che una notizia di archiviazione diventa nazionale" ha affermato in un video sui social.
La passione per il tartufo, la regione Umbria l’ha scoperta di recente: è stata infatti la governatrice leghista Donatella Tesei, e la sua giunta, della quale fa parte anche Paola Agabiti Urbani, a individuare per la prima volta nella storia dell’ente la necessità di una filiera specifica per la promozione del tartufo. Filiera alla quale destinare più di dieci milioni di euro di fondi europei.




