Ex Ilva, intesa sulla decarbonizzazione ma restano aperti i nodi cruciali

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Dopo giorni di trattative serrate al ministero delle Imprese e del made in Italy, è stata firmata una bozza d’intesa per la decarbonizzazione degli impianti dell’ex Ilva di Taranto. Non si tratta, tuttavia, di un accordo definitivo, bensì di un passo intermedio che rimanda ad almeno metà settembre – quando scadrà il termine per le offerte vincolanti del nuovo bando – la soluzione delle questioni più spinose. Tra queste, spiccano l’assenza di una data certa per la dismissione degli altoforni e l’indeterminatezza sulla collocazione del polo "Dri", indispensabile per alimentare i futuri forni elettrici.

La pre-intesa, sottoscritta da tutte le amministrazioni coinvolte, prevede la graduale sostituzione degli impianti attuali con tecnologie a minor impatto ambientale, ma senza fissare un cronoprogramma dettagliato. I tempi, come ha precisato il ministero, saranno definiti solo in fase di aggiudicazione della gara, il cui esito è atteso nelle prossime settimane. A rimanere irrisolto è soprattutto il dibattito sulla localizzazione degli impianti di preridotto, che il sindaco di Taranto aveva escluso di realizzare nell’area industriale esistente, opponendosi anche all’ipotesi di ricorrere a una nave rigassificatrice.

Le parti, per quanto concordi sulla necessità di accelerare la transizione ecologica, hanno dunque preferito rinviare ogni decisione operativa, impegnandosi a tornare al tavolo dopo il 15 settembre. In quella data, oltre a scadere il bando, si potranno valutare le prime proposte concrete degli investitori, compresa l’eventuale collocazione del Dri. Intanto, il governo – che ha espresso soddisfazione per il risultato raggiunto – dovrà affrontare le resistenze locali, legate sia a questioni tecniche che a timori di natura ambientale.

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