L’Ilva e l’intesa minima: decarbonizzazione al 2032, ma il resto è rinviato
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Redazione Interno
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Quello che doveva essere l’accordo definitivo per il futuro dell’Ilva di Taranto si è rivelato, in realtà, poco più di una dichiarazione d’intenti. Governo, Regione Puglia e Comune hanno trovato un’intesa – seppur generica – sulla decarbonizzazione dello stabilimento entro il 2032, lasciando però irrisolti tutti gli altri nodi cruciali. Un passo avanti, certo, ma che rischia di essere più simbolico che sostanziale, considerando che il negoziato verrà ripreso il 12 agosto, senza garanzia che sarà l’ultimo round.
Intanto, il ministero delle Imprese e del Made in Italy ha già dato mandato ai commissari di Acciaierie d’Italia – la società in amministrazione straordinaria che gestisce lo stabilimento – di aggiornare la gara di vendita, inserendo tra le clausole l’obiettivo della transizione verso i forni elettrici. Una mossa che, almeno sulla carta, risponde alla richiesta della Puglia, che da un decennio insiste sulla necessità di abbandonare la produzione a carbone. «Un risultato storico», l’ha definito il governatore Michele Emiliano, mentre il ministro Adolfo Urso ha assicurato che l’aggiornamento del bando avverrà «entro la prossima settimana».
Ma al di là delle dichiarazioni, resta il fatto che l’intesa raggiunta è un compromesso al ribasso. Nel verbale del Mimit si parla di «piena decarbonizzazione», ma senza dettagli operativi o tempistiche certe, se non quella – vaga – del 2032. E mentre il governo sottolinea la volontà di «coniugare ambiente e impresa, salute e lavoro», i sindacati e gli ambientalisti attendono segnali concreti, soprattutto dopo anni di battaglie legali e inchieste sulla contaminazione del territorio.




