Femminicidio a Settala, il condominio racconta: "Vivevamo nel terrore"
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Redazione Interno
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Le macchie di sangue sulla porta e sulle pareti, le sedie e le bottiglie scaraventate dalla finestra, le urla che squarciavano il silenzio del cortile. Sono questi i frammenti di un incubo che i vicini di via Cerca 12, a Settala, hanno vissuto per anni, prima che la violenza esplodesse in tutta la sua ferocia. Sabato sera, Khalid Achak, cinquant’anni, ha ucciso a coltellate la moglie Amina Sailouhi, quarantatreenne che i residenti descrivono come una «brava ragazza», sempre velata dal burqa, raramente vista in giro se non per accompagnare la figlia.
Quella che si è consumata tra quelle mura non è stata solo una tragedia familiare, ma l’epilogo di un clima di paura che aveva contagiato l’intero condominio. «Terrorizzava tutti», racconta un vicino, mentre indica l’appartamento al terzo piano, ancora sigillato dal nastro bianco e rosso. Le denunce non erano mancate: già nel novembre 2022, Amina aveva sporto querela per maltrattamenti, e i carabinieri della Compagnia di San Donato Milanese erano intervenuti più volte. Ma le minacce, le botte, gli insulti urlati nel cortile non si erano mai fermati.
Il sindaco Massimo Gianfranco Giordano ha proclamato tre giorni di lutto cittadino, definendo la comunità «sconvolta». Una reazione istituzionale che, però, non cancella le domande su come sia potuto accadere che una donna già segnalata come vittima di violenza sia stata lasciata sola con il suo aguzzino. Dopo averla uccisa, Khalid Achak si è inginocchiato a pregare davanti al corpo esanime della moglie, prima che la figlia, con un grido straziante al 118, facesse arrivare i soccorsi.




