Inzaghi e l’Arabia Saudita: il nodo della decisione e il ruolo del figlio Tommaso
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Redazione Sport
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Tra Simone Inzaghi e l’Al-Hilal, club saudita deciso a portarlo in Medio Oriente con un’offerta da 50 milioni netti per due anni, c’è ancora una risposta in sospeso. A fare da tramite, in queste delicate trattative, è Tommaso, figlio ventitreenne dell’allenatore e di Alessia Marcuzzi, cresciuto nell’ambiente del calcio e oggi agente sotto l’ala di Tullio Tinti, storico procuratore. Nato il 29 aprile 2001 – lo stesso giorno in cui Lucas Castroman segnò il gol del pareggio romanista nel derby –, Tommaso è diventato un elemento chiave nel dialogo tra il padre e i sauditi, che spingono per una firma immediata, anche in vista del prossimo Mondiale per club.
"L’offerta c’è, ma oggi non ha senso parlare di alternative", ha dichiarato l’esperto di mercato Alfredo Pedullà, sottolineando come la palla passi ora a Inzaghi. L’Inter, dal canto suo, ha già proposto il rinnovo al tecnico, ma la decisione potrebbe essere influenzata dall’esito della finale di Champions League contro il Psg. Se da una parte l’Arabia appare ottimista, convinta di aver messo sul piatto una proposta irrinunciabile, dall’altra non ci sono ancora segnali di apertura da parte dell’allenatore, che ha mantenuto un riserbo assoluto.
L’Al-Hilal, campione d’Arabia nel 2024 e seconda in classifica quest’anno – ironia della sorte, proprio come l’Inter –, punta a Inzaghi non solo per il prestigio, ma anche per la sua capacità di costruire squadre competitive in tempi brevi. Il tecnico, del resto, è già entrato nella storia nerazzurra per aver conquistato la seconda stella, e il parallelo con i 19 titoli sauditi – che, secondo una curiosa simbologia, varrebbero una stella ogni dieci – non è sfuggito ai più attenti.




