A Belluno un abitante su quattro fuma, allarme giovani: l’Ulss lancia l’allarme nella Giornata mondiale senza tabacco
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Redazione Salute
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In provincia di Belluno quasi il 25% della popolazione adulta fa uso regolare di tabacco, un dato che, seppur in linea con la media nazionale, nasconde una tendenza preoccupante tra i più giovani. L’Ulss dolomitica, in occasione della Giornata mondiale senza tabacco, ha richiamato l’attenzione sui rischi legati al fumo, attivo e passivo, e sulla necessità di intervenire precocemente per invertire la rotta. "Smettere è possibile, ma serve agire tempestivamente", sottolineano dall’azienda sanitaria, che offre percorsi personalizzati attraverso i Centri antifumo.
Nonostante il calo nell’utilizzo della sigaretta elettronica, cresce invece il consumo di prodotti a tabacco riscaldato, spesso percepiti – erroneamente – come meno dannosi. "Il fumo, in qualunque forma, rappresenta un grave rischio per la salute pubblica", avvertono gli esperti, ricordando il suo ruolo nello sviluppo di patologie cardiovascolari, respiratorie e oncologiche. Tra queste, il tumore al polmone, che nel 90% dei casi è direttamente collegato al tabagismo, ma anche neoplasie del cavo orale, pancreas e vescica, solo per citarne alcune.
La situazione diventa ancor più critica tra gli adolescenti: in Trentino, ad esempio, quasi un giovane su cinque tra i 13 e i 15 anni fuma abitualmente, mentre a livello nazionale la percentuale raggiunge il 30,2% nella fascia 14-17 anni. Il dato più allarmante, però, è il policonsumo, che coinvolge il 62,4% dei ragazzi, i quali alternano sigarette tradizionali, tabacco rollato, dispositivi a riscaldamento ed e-cig. "Le nuove forme di tabagismo seducono i giovanissimi, che spesso sottovalutano i pericoli", osservano dall’Apss di Trento, dove i fumatori sono 74 mila.
A Prato, intanto, i Centri antifumo dell’Asl Toscana centro hanno registrato 1.505 accessi nel 2023, con 551 utenti ancora in carico e 324 astinenti dopo un anno. "I nostri servizi, gestiti da medici e psicologi, propongono trattamenti su misura, individuali o di gruppo", spiega Antonella Manfredi, direttore dell’Area dipendenze. Un modello che, se esteso, potrebbe contrastare un’abitudine ancora troppo radicata, soprattutto tra le donne, dove la prevalenza di fumatrici supera quella maschile.




