Israele piange la famiglia Bibas: Yarden chiede perdono a moglie e figli
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
"Mi amor, non sono stato capace di proteggervi". Con queste parole, Yarden Bibas si è rivolto alla moglie Shiri e ai figli Ariel e Kfir durante un elogio funebre che ha commosso un’intera nazione. La sua voce, spezzata dal dolore, ha riecheggiato tra le migliaia di persone radunate per l’ultimo saluto alla famiglia, rapita da Hamas il 7 ottobre e morta nella Striscia di Gaza. "Shiri, mi scuso per non essere stato all’altezza", ha proseguito Yarden, ricordando i momenti più intimi della loro relazione, come la prima volta in cui le aveva detto "mi amor", all’inizio del loro amore. Un amore che oggi si trasforma in un lutto collettivo, mentre Israele si stringe attorno a una tragedia che ha scavato un solco profondo nel cuore del Paese.
Questa mattina, le strade si sono riempite di persone in lacrime, molte delle quali hanno tenuto in mano palloncini arancioni, colore scelto per ricordare i capelli dei due fratellini, Ariel e Kfir, uccisi durante la prigionia. Bandiere israeliane sventolavano tra la folla, mentre il corteo funebre avanzava in un silenzio rotto solo dai singhiozzi. La nazione, unita nel dolore, ha reso omaggio a Shiri, Ariel e Kfir, le cui vite sono state spezzate troppo presto, diventando simbolo di una ferita ancora aperta.
Intanto, nelle ultime ore, un alto funzionario israeliano ha confermato che i corpi di altri quattro ostaggi saranno restituiti a Israele nella notte. La notizia, riportata da Haaretz e confermata anche dall’ala militare di Hamas, segna un ulteriore capitolo in una vicenda che continua a scuotere le coscienze. Il rilascio, previsto per le 23 ora locale, rappresenta un passo verso la chiusura di un cerchio doloroso, sebbene il prezzo pagato sia stato altissimo.
Yarden Bibas, nel suo straziante discorso, ha rivolto un appello diretto alla moglie: "Ti prego, perdonami". Una richiesta che, più che alla persona amata, sembra rivolta a se stesso, al senso di colpa di chi si sente inadeguato di fronte all’irreparabile. Le sue parole, tradotte e diffuse, hanno toccato chiunque le abbia ascoltate, trascendendo i confini di un singolo dramma familiare per diventare il riflesso di un conflitto che continua a mietere vittime innocenti.
Mentre il corteo si snodava per le strade, molti partecipanti indossavano una kippah arancione, gesto simbolico per mantenere viva la memoria dei due bambini. Un’immagine che resterà impressa nella mente di chi ha vissuto quei momenti, così come le parole di Yarden, che ha trasformato il suo dolore in un monito silenzioso contro l’orrore della guerra.




