Gli scontri di Udine durante Italia-Israele, tredici fermi e due arresti
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Redazione Sport
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La serata di Udine, che avrebbe dovuto celebrare soltanto lo sport, si è invece trasformata in un episodio di tensione, con tredici persone fermate e due arrestate a seguito degli scontri scoppiati tra manifestanti e forze dell'ordine. I disordini, che hanno ferito undici agenti – due dei quali sono rimasti in osservazione –, hanno offuscato l'incontro di calcio tra Italia e Israele, valido per le qualificazioni ai Mondiali del 2026, e il contemporaneo corteo pro Palestina. Prima che la situazione degenerasse, gli organizzatori della manifestazione, i quali cercavano di far procedere il serpentone in sicurezza, avevano già respinto un gruppo di circa trecento persone, su novemila partecipanti, che tentava di sfondare il cordone di sicurezza; un tentativo, questo, di isolare gli elementi più facinorosi, il quale non è purtroppo bastato a scongiurare gli incidenti successivi.
Il ferimento della giornalista e le reazioni
Tra gli episodi più gravi occorsi durante la protesta, che hanno visto lanci di oggetti contro le forze dell'ordine, vi è il ferimento della giornalista Elisa Dossi, inviata di Rainews, la quale è stata colpita alla gamba da una pietra scagliata dai manifestanti ed è stata quindi trasportata in ospedale per le necessarie cure. Alla Dossi, così come al video reporter Davide Albini Bevilacqua, ugualmente ferito negli scontri, è giunta la solidarietà del Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti. Anche il presidente Fugatti ha espresso, con un messaggio, la sua piena solidarietà e vicinanza alla giornalista, sottolineando l'urgenza di "abbassare i toni" e affermando che "la libertà di espressione non può trasformarsi in violenza e aggressione".
Le indagini in corso
Le forze di polizia, le quali hanno gestito l'ordine pubblico durante tutta la vicenda, stanno ora analizzando il materiale video e fotografico per ricostruire con precisione la dinamica degli scontri e identificare tutti i responsabili delle violenze. Le indagini, che proseguono senza sosta, si concentrano in particolare sugli atti di aggressione che hanno causato il ferimento degli agenti e della giornalista, episodi che hanno destato allarme per la gravità dei gesti compiuti. Si tratta di accertare, tra l'altro, le responsabilità individuali di ciascuno, poiché molti di loro, stando alle prime ricostruzioni, erano presenti nel gruppo che aveva precedentemente tentato di forzare il cordone.
Il bilancio di una serata tesa
Il bilancio finale di quella che doveva essere una manifestazione pacifica è dunque pesante, segnato non solo dai fermi e dagli arresti, ma anche dal numero significativo di feriti tra le forze dell'ordine e dal clima di intimidazione che ha coinvolto anche i professionisti dell'informazione. La vicenda giudiziaria, che ora prende il via, dovrà fare piena luce su quanto accaduto, accertando le condotte di chi, approfittando della protesta, ha scelto la via della violenza, mettendo a rischio l'incolumità pubblica e offendendo il diritto di tutti a informare e a essere informati senza subire minacce.




