La Ue pensa a nuove tasse su vino e alcol, sullo sfondo l'allarme dell'Oms

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Non c'è pace per i settori tradizionali, stretti nella morsa di una crisi internazionale e di nuove proposte fiscali che potrebbero alterarne ulteriormente gli equilibri. La Commissione Europea, su sollecitazione dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, sta valutando l'introduzione di un carico fiscale più consistente per le bevande alcoliche, estendendo per la prima volta il concetto di accisa anche al comparto vinicolo, il quale, nonostante le pressioni per una regolamentazione più stringente, rappresenta un pilastro dell'agricoltura e dell'export di diversi paesi membri. Una mossa che giunge in un momento particolarmente delicato per l'Italia, il cui export di vino verso gli Stati Uniti deve già fare i conti con dazi e barriere commerciali che ne stanno frenando la crescita, aggiungendo così un ulteriore elemento di preoccupazione per un'industria che si trova a dover navigare in acque già agitate.

Le basi scientifiche della stretta

A spingere verso un inasprimento delle politiche fiscali è un rapporto dettagliato, il Volume 20 dei Manuali per la prevenzione del cancro pubblicato dall'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, che fornisce per la prima volta ai governi una solida base scientifica per giustificare interventi più decisi. Il documento, che valuta specificamente la prevenzione dei tumori legati all'alcol, classifica la sostanza come cancerogeno di tipo 1, collocandola nella categoria di rischio più elevata. L'argomentazione centrale, sostenuta con forza dall'Oms Europa, è che politiche pubbliche mirate a limitare i consumi rappresentino non solo un investimento in salute pubblica, salvando vite umane, ma anche un'operazione economicamente vantaggiosa, in grado di ridurre i costi sanitari e sociali in tempi relativamente rapidi.

I numeri del consumo in Europa

Il Vecchio Continente detiene il primato mondiale per i consumi di alcol, un dato che, secondo le stime, si è tradotto in circa 740mila nuovi casi di cancro riconducibili a questa abitudine nel solo 2020. Di questi, un caso su sette, corrispondente a circa centomila diagnosi, è stato associato a un consumo che può essere definito moderato, ovvero inferiore a due bicchieri al giorno. Questi numeri, che fotografano una situazione di allarme, spingono le istituzioni sanitarie a sollecitare un cambio di rotta culturale, invitando a smettere di normalizzare l'uso di una neurotossina che, al di là dei tumori, è implicata nello sviluppo di patologie cardiovascolari e neurodegenerative.

L'alcol come droga sistemica

Dal punto di vista biochimico, l'etanolo contenuto nelle bevande è una sostanza psicoattiva a tutti gli effetti, e come tale rientra a pieno titolo nella definizione di droga. La sua pericolosità, che si traduce in 2,6 milioni di decessi annui a livello globale, non è necessariamente legata a una tossicità intrinseca superiore rispetto ad altre sostanze illegali, ma alla sua ampia diffusione e al suo status di legalità, fattori che ne moltiplicano l'impatto sulla popolazione. La sua natura di cancerogeno certo, unita alla capacità di provocare dipendenza, ne fa un agente di danno che agisce in modo silente e sistemico, infiltrandosi nelle abitudini quotidiane e producendo i suoi effetti nel lungo periodo.

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