Poste punta al cloud nazionale e rivede il servizio universale: addio alla prioritaria da maggio

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’assetto della connettività pubblica in Italia sta per subire una riconfigurazione profonda, se è vero che Poste Italiane si appresta a consolidare la propria egemonia tecnologica salendo al comando del Polo Strategico Nazionale. Nel corso dell’audizione parlamentare tenutasi di fronte alla Commissione Trasporti, l’amministratore delegato Matteo Del Fante ha messo nero su bianco le intenzioni del gruppo: rilevare il 20% detenuto da Cassa Depositi e Prestiti (tramite Cdp Equity) per impadronirsi di fatto dell’infrastruttura cloud dedicata alla Pubblica Amministrazione. Se l’operazione di Opas su Tim, del valore di circa 10,8 miliardi, dovesse andare a buon fine – come lo stesso manager ha auspicato – le carte in tavola si ridistribuirebbero in modo netto: Poste si ritroverebbe a controllare direttamente il 45% di Tim, e sommando a questo la quota acquisita da Cdp, arriverebbe a gestire il 65% del Polo, lasciando a Leonardo il 25% e a Sogei il 10%.

Il parere di Agcom: nessuna controindicazione regolamentare sull’Opas

Proprio mentre Del Fante delineava questo scenario di concentrazione, dal fronte dell’autorità di garanzia sono arrivate rassicurazioni che spazzano via i timori di intralci burocratici. Interpellato sul punto, il presidente di Agcom Giacomo Lasorella ha chiarito che l’offerta pubblica di acquisto lanciata da Poste su Tim non produrrà “conseguenze significative” sul piano regolamentare. Lasorella ha spiegato che l’analisi di mercato condotta dall’Authority ha già inrato gli effetti della separazione della rete Tim, avvenuta in seguito al recente scorporo dell’infrastruttura; l’impatto dell’operazione, ha precisato, si limita a essere “marginale”, riguardando essenzialmente l’integrazione di Poste Mobile con la rete dell’operatore acquisito. L’Authority, pur monitorando l’evoluzione della partita, ha dunque dato un via libera sostanziale, segnalando che le interlocuzioni con la nuova proprietà avverranno solo a operazione consolidata.

La rivoluzione del primo maggio: meno lettere, più pacchi

Se da un lato si gioca la partita del futuro digitale sugli asset strategici, dall’altro l’oggi dei cittadini cambierà radicalmente a partire dal prossimo primo maggio, data in cui entrerà in vigore la riforma del servizio universale sancita dalla Legge di Bilancio 2026. L’addio più significativo riguarda la posta prioritaria (Posta1 e derivati), che esce dal perimetro dei servizi garantiti dallo Stato a prezzi calmierati. Non sarà più assicurata la consegna in giornata (il famoso standard J+1), e chi avesse urgenza di spedire una comunicazione veloce dovrà rivolgersi a canali commerciali alternativi o ai servizi di mercato, lasciando che la tradizionale cassetta rossa venga progressivamente svuotata di significato.

Del Fante ha fornito numeri impietosi per giustificare questa svolta epocale: dal 2014 a oggi, i volumi di posta per abitante si sono dimezzati, generando una perdita secca di circa 100 milioni di ricavi annui per l’azienda. La risposta a questa emorragia non è stata, per ora, la richiesta di un aumento dell’onere statale – che resta fermo a 262 milioni lontano dai 700 che Poste potrebbe legittimamente pretendere – ma la trasformazione della propria logistica. I portalettere non faranno più il giro esclusivamente per una busta, spiega l’azienda, ma aspetteranno di accumulare pacchi di e-commerce per rendere economicamente sostenibile la capillarità della rete.

I nuovi confini del servizio universale

Cosa rimane, dunque, sotto l’ombrello della protezione statale? La posta ordinaria (ex Posta4) continua a essere garantita, anche se con tempi di consegna che potranno dilatarsi fino a cinque giorni lavorativi; restano saldamente nel perimetro le raccomandate, le assicurate (per la loro valenza legale) e i pacchi standard fino a 20 chilogrammi. Per i grandi speditori e per l’editoria, invece, le agevolazioni si riducono drasticamente: il cosiddetto “servizio stampe” per periodici e libri perde molte delle tutele precedenti, mentre la posta transfrontaliera massiva e il Paccocelere Internazionale vengono espulsi dal regime universale per entrare nella giungla del mercato libero. L’obiettivo, come ribadito in audizione, è evitare la sorte della Danimarca (dove il servizio universale è stato completamente abolito) trasformando la crisi della lettera in un’opportunità industriale legata ai pacchi, di cui Poste ha già consegnato 349 milioni di pezzi nel solo 2025.

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