El Niño verso un evento storico: cosa aspettarsi dall'inverno europeo
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Redazione Interno
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El Niño continua a rafforzarsi nel Pacifico equatoriale e le proiezioni stagionali dei principali centri di calcolo internazionali delineano un quadro complesso per l'inverno 2026-2027 sull'Europa. Il Climate Prediction Center della NOAA, nell'aggiornamento del 10 settembre 2026, stima una probabilità superiore al 90% che l'evento raggiunga un'intensità "molto forte" durante l'autunno e l'inverno dell'emisfero boreale. Per il trimestre ottobre-dicembre, la stessa agenzia indica una probabilità del 75% che si tratti di un episodio senza precedenti dal 1950.
I dati oceanici confermano un riscaldamento anomalo di notevole portata. Le temperature superficiali del Pacifico equatoriale orientale superano di oltre 3,0 °C la media storica, con l'indice Niño 1+2, che copre l'area al largo di Ecuador e Perù, che ha raggiunto +3,4 °C. L'indice Niño 3.4, il parametro di riferimento per misurare l'intensità del fenomeno, si attesta a +1,8 °C. Sotto la superficie, la NOAA ha registrato anomalie termiche superiori a +10,0 °C in alcune zone profonde, un segnale che indica una riserva di calore capace di alimentare il fenomeno per mesi.
Sul piano atmosferico, gli alisei si sono indeboliti e sono comparsi venti occidentali anomali lungo il Pacifico equatoriale, mentre la convezione e le precipitazioni risultano intensificate nel Pacifico centro-orientale e soppresse sull'Indonesia. L'Organizzazione Meteorologica Mondiale, nell'aggiornamento del 3 settembre, indica una probabilità prossima al 100% che El Niño persista fino al trimestre dicembre 2026-febbraio 2027.
El Niño non agisce direttamente sul clima europeo, ma modifica la circolazione atmosferica globale attraverso una serie di teleconnessioni che partono dal Pacifico tropicale. Il riscaldamento anomalo delle acque oceaniche altera la posizione e la forza della corrente a getto, innescando una catena di effetti che può raggiungere l'Atlantico e il continente europeo. Secondo l'ECMWF, un El Niño di intensità eccezionale è in grado di rimodellare i pattern di pressione su scala emisferica, favorendo la formazione di blocchi anticiclonici alle alte latitudini tra Groenlandia e Islanda.
La complessità di questi meccanismi rende però difficile stabilire un legame diretto e univoco tra il fenomeno e le condizioni meteorologiche europee. Come osserva l'ECMWF, nel settore nord-atlantico ed europeo le influenze provenienti dalle regioni polari e dalla stratosfera possono competere con le teleconnessioni legate a El Niño, modulandone gli effetti in modi diversi. Questo spiega perché le correlazioni statistiche tra l'indice ENSO e le temperature o le precipitazioni europee risultano spesso deboli.
Il Copernicus Climate Change Service, nell'aggiornamento del 10 settembre 2026, indica per il trimestre invernale una maggiore probabilità di temperature superiori alla media climatica sulla quasi totalità delle terre emerse europee. Per gran parte del continente viene inoltre prospettata una stagione più piovosa della norma, con eccezioni nelle aree più settentrionali e meridionali. Si tratta di tendenze medie su un periodo di diversi mesi, che non permettono di stabilire in anticipo se e quando si verificheranno ondate di freddo intense.
Le proiezioni stagionali non escludono affatto episodi di gelo o nevicate. Un inverno complessivamente più mite può essere intervallato da fasi fredde anche marcate, e la distinzione tra quantità di precipitazioni e quantità di neve resta cruciale: un inverno più piovoso non è automaticamente un inverno più nevoso. Alle quote elevate delle Alpi, se le precipitazioni saranno abbondanti e le temperature sufficientemente basse, potrebbero comunque verificarsi accumuli nevosi significativi.
Uno degli aspetti più discussi riguarda il possibile indebolimento del vortice polare. In condizioni normali, questa struttura mantiene l'aria gelida confinata sopra il Polo Nord; quando perde compattezza, il freddo estremo può espandersi verso sud. L'ECMWF sottolinea che un vortice vulnerabile, disturbato dalle teleconnessioni legate a El Niño, potrebbe liberare verso l'Europa masse d'aria artica e siberiana, aprendo la strada a irruzioni fredde di notevole intensità.
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