Inverno 2026-2027, i modelli indicano finestre di freddo e neve in Europa
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Redazione Interno
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Le ultime elaborazioni stagionali sull'inverno 2026-2027 indicano temperature mediamente superiori alla norma su gran parte dell'Europa, ma lasciano aperta la possibilità che nel corso della stagione si formino finestre favorevoli all'arrivo di aria molto più fredda e di nevicate anche su aree estese del continente. Non si parla, dunque, di un inverno complessivamente più nevoso del normale: il segnale riguarda episodi circoscritti nel tempo, inseriti in un quadro generale più mite.
Il ruolo di El Niño sulla circolazione europea
Alla base delle proiezioni c'è un El Niño che il Climate Prediction Center della NOAA ha dichiarato in corso da giugno 2026 e che, sempre secondo l'agenzia statunitense, ha oltre il 90% di probabilità di raggiungere la categoria «molto forte» tra autunno e inverno. Si parla di El Niño quando la media mobile trimestrale della temperatura superficiale del mare nel Pacifico centrale supera di almeno 0,5 °C il valore normale. Il termine «super El Niño», circolato molto nei media, è un'espressione giornalistica e non una categoria ufficiale.
L'effetto sull'Europa passa attraverso le teleconnessioni, cioè le modifiche indirette della circolazione atmosferica. Il segnale più citato nella letteratura divulgativa è la tendenza statistica verso una fase negativa dell'Oscillazione Nord Atlantica nella seconda parte dell'inverno, tra gennaio e marzo, con le perturbazioni atlantiche spinte più a sud e maggiore spazio per discese d'aria fredda. Lo storico suggerisce inoltre che il Nord Europa tenda a risultare più freddo soprattutto tra gennaio e febbraio. Il legame resta però probabilistico: i casi di El Niño forte presenti nelle serie storiche sono appena tre, un campione troppo piccolo per trarne regole certe.
Temperature e precipitazioni secondo i servizi climatici
Le previsioni stagionali di Copernicus e dell'ECMWF, insieme all'insieme multi-modello, indicano temperature sopra la media su buona parte del continente, Italia compresa, e precipitazioni più abbondanti in gran parte dell'Europa. Per la fascia mediterranea la previsione è più incerta, perché l'andamento delle piogge dipende dalla traiettoria delle perturbazioni, che può cambiare di settimana in settimana. Anche l'Organizzazione meteorologica mondiale prevede valori sopra la media sull'Europa meridionale, con effetti regionali descritti solo in termini di probabilità.
Una media stagionale superiore alla norma non esclude quindi sequenze di giorni freddi: le anomalie si calcolano sull'intero trimestre e possono includere sia periodi molto miti sia irruzioni di aria artica o continentale. Per questo i modelli stagionali non indicano date né zone precise per le nevicate, ma soltanto la maggiore o minore probabilità che certe configurazioni si presentino.
Torino e Milano: neve più rara rispetto al passato
Il tema della neve in pianura si legge bene a Torino, dove nell'ottobre 1979 la città si svegliò sotto 5 centimetri di coltre bianca, mentre sulla collina di Superga l'accumulo sfiorò i 20 centimetri. Quasi mezzo secolo dopo, a fine ottobre 2026, il capoluogo piemontese registra una temperatura di poco superiore ai 14 gradi e piazza Castello innevata in pieno autunno resta un'immagine d'archivio.
L'attenzione si concentra ora sul possibile arrivo del burian, il vento gelido di origine russo-siberiana, e sulle proiezioni dell'inverno nell'anno del Niño per capire se le città del Nord Italia possano tornare a vedere la neve. Le ricadute di El Niño non si fermano all'Europa: secondo una ricerca di Franklin Templeton ripresa dal Sole 24 Ore, gli effetti sui mercati emergenti sono negativi in Perù, Colombia, Ecuador, Venezuela, Panama, Indonesia, Filippine e Sudafrica, positivi in Argentina e Paraguay grazie a «maggiori resi della soia» e, per il Paraguay, a una maggiore capacità idroelettrica.
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