Operazione Vivaldi, Kiev riconquista terreno e frena i russi nel Donetsk

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L'esercito ucraino ha riconquistato territori nella regione di Donetsk e rallentato l'offensiva russa grazie all'Operazione Vivaldi, una controffensiva che ha compromesso i piani di Mosca per la conquista dell'intero Donbass. Le forze di Kiev rivendicano la liberazione di 277 chilometri quadrati e di 16 villaggi, mentre nuove valutazioni indipendenti dell'Institute for the Study of War (ISW) ridimensionano drasticamente i successi territoriali annunciati dal Cremlino. La pressione militare russa non si è interrotta, ma in alcuni settori del fronte orientale sono gli ucraini ad aver ripreso l'iniziativa.

La controffensiva a Lyman spezza il piano russo di accerchiamento

Il fulcro dell'operazione è il settore settentrionale del fronte, nell'area di Lyman, dove il Terzo Corpo d'armata ucraino ha condotto attacchi contro le posizioni russe lungo le direttrici che portano a Sloviansk. Il generale di brigata Andrii Biletskyi ha illustrato i risultati dell'azione militare, spiegando che i reparti ucraini sono riusciti a sottrarre all'avversario aree considerate strategiche per l'avanzata verso le principali città fortificate. Le rivendicazioni territoriali di Kiev, riferite da Reuters, non hanno ricevuto una verifica indipendente completa.

La manovra russa prevedeva di esercitare una pressione convergente sulla cosiddetta cintura delle fortezze del Donbass, il sistema difensivo che protegge i maggiori centri urbani ancora controllati dall'Ucraina. Un attacco avrebbe dovuto svilupparsi da nord, attraverso Lyman, mentre un'altra direttrice sarebbe avanzata da sud-ovest, nell'area di Dobropillia. L'obiettivo era aggirare le difese ucraine e creare le condizioni per un accerchiamento, evitando di affrontare esclusivamente assalti frontali contro posizioni fortificate. Il contrattacco ha ostacolato soprattutto il ramo settentrionale di questo progetto, impedendo alle truppe russe di procedere secondo la sequenza operativa prevista.

Nelle operazioni hanno avuto un ruolo significativo droni, mezzi terrestri senza equipaggio e artiglieria. I reparti ucraini hanno impiegato veicoli robotizzati anche per individuare le posizioni nemiche, trasportare esplosivi e colpire obiettivi ad alto rischio senza esporre direttamente i soldati. L'artiglieria convenzionale ha sostenuto l'avanzata, contrastando i tentativi di contrattacco e ostacolando i movimenti dei rinforzi russi. Secondo le ricostruzioni pubblicate da Business Insider, sono stati utilizzati anche sistemi HIMARS per colpire postazioni di fuoco, difese antiaeree e centri di comando.

Le conquiste rivendicate da Putin e i numeri dell'ISW

La situazione sul terreno contrasta con le dichiarazioni diffuse dai vertici militari russi. Durante una visita a un posto di comando il 16 ottobre, Vladimir Putin ha sostenuto che le proprie truppe abbiano conquistato dall'inizio del 2026 circa 6.500 chilometri quadrati di territorio ucraino e 310 insediamenti. Il capo di Stato maggiore Valery Gerasimov ha aggiunto che dal primo settembre sarebbero passati sotto il controllo russo oltre 1.800 chilometri quadrati e 92 località. Queste cifre sono state contestate dagli analisti statunitensi, che hanno confrontato gli annunci ufficiali con le evidenze geografiche raccolte sul campo.

Secondo il rapporto dell'ISW del 16 ottobre, i guadagni territoriali netti della Russia dall'inizio dell'anno ammontano a circa 100 chilometri quadrati, un'estensione 65 volte inferiore a quella dichiarata dal presidente russo. Gli insediamenti conquistati sarebbero 69. L'istituto calcola inoltre che, dal principio di settembre, le forze di Mosca abbiano registrato una perdita territoriale netta di 122 chilometri quadrati, con arretramenti medi di circa sette chilometri quadrati al giorno nel corso di ottobre. Si tratta di stime basate sulle evidenze verificate dagli analisti, non di un censimento completo di ogni movimento lungo la linea del fronte.

Nella sola regione di Donetsk, le perdite territoriali russe registrate dall'istituto americano raggiungono 198,28 chilometri quadrati rispetto all'inizio di settembre. Kiev controllerebbe ancora 5.530 chilometri quadrati della regione, equivalenti al 20,4% della sua superficie, mentre il Cremlino aveva indicato una quota residua vicina al 10%. La differenza riguarda direttamente uno dei principali obiettivi politici della guerra: Mosca continua a chiedere il controllo dell'intero territorio regionale, compresa la parte che non è riuscita a occupare militarmente.

L'ex comandante ucraino: «Spezzata la capacità di avanzare»

Una valutazione altrettanto netta è arrivata dal generale Oleksandr Syrskyi, ex comandante in capo delle Forze armate ucraine, nella sua prima intervista alla BBC dopo la rimozione dall'incarico durante l'estate. Secondo l'ufficiale, la capacità offensiva dell'esercito russo è stata gravemente compromessa dalle perdite subite e dalla strategia ucraina di colpire i settori più vulnerabili dello schieramento avversario. Syrskyi ha indicato in appena 61 chilometri quadrati il guadagno territoriale netto russo nei primi sei mesi dell'anno, interpretandolo come un segnale di stabilizzazione della linea del fronte.

L'ex comandante ha attribuito il rallentamento anche al crescente impiego delle tecnologie militari, sostenendo che le perdite complessive russe siano sei volte superiori a quelle ucraine e che il rapporto salga fino a undici a uno considerando soltanto i morti. Questi rapporti non sono verificabili in modo indipendente, poiché nessuno dei due eserciti pubblica un bilancio completo delle proprie vittime. Nella stessa intervista, il generale ha risposto alle critiche sulla gestione delle operazioni e alle accuse di aver ordinato ad alcuni reparti di mantenere posizioni esposte al rischio di accerchiamento.

Il militare era stato nominato alla guida dell'esercito nel febbraio 2024, dopo la destituzione di Valerii Zaluzhnyi, e aveva precedentemente diretto la difesa della capitale durante la prima fase dell'invasione su larga scala e la controffensiva nella regione di Kharkiv. Il successivo allontanamento dall'incarico è maturato nel contesto di forti contrasti con l'allora ministro della Difesa Mykhailo Fedorov sulla gestione delle forniture militari. Nell'intervista, Syrskyi ha contestato le priorità assegnate agli acquisti, affermando che l'esercito riceveva soltanto metà dei droni necessari e che erano stati trascurati altri mezzi, fra cui veicoli terrestri robotizzati, pickup e motociclette.

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