Svizzera ai quarti dopo 72 anni, la stampa esalta l'impresa ma all'estero critiche per Jashari e Akanji
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Redazione Sport
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Sono passati settantadue anni dall'ultima volta, ma l'attesa è finita: la Svizzera è tornata a essere una delle otto squadre più forti del pianeta calcistico, grazie al successo ottenuto ai calci di rigore contro una Colombia che ha opposto una resistenza strenua per centoventi minuti, nei quali le reti non sono arrivate ma la tensione, quella sì, si è tagliata con il coltello.
L'impresa, consumatasi sul campo di Vancouver, ha inevitabilmente scatenato l'entusiasmo dei media elvetici, che però hanno dovuto fare i conti con una decisione editoriale non da poco: in molti casi, specialmente nella Svizzera tedesca, l'uscita in edicola con il risultato in prima pagina è stata un'impresa quasi impossibile, e così i quotidiani hanno dovuto rinunciare al colpo di teatro cartaceo, ripiegando sulle edizioni digitali per celebrare una notte che resterà a lungo nella memoria collettiva.
Diversa la situazione in Ticino, dove l'attaccamento alla rappresentativa nazionale ha spinto le redazioni di CdT e La Regione a ritardare la stampa pur di poter schiaffare in copertina il nome della Nati tra le magnifiche otto, un risultato che assume un significato quasi epico se si considera il peso dei tabù infranti.
Fino a ieri, infatti, la selezione elvetica usciva sempre agli ottavi, fermata prima dall'Argentina, poi dalla Svezia e infine dal Portogallo nelle ultime tre edizioni della Coppa del Mondo, e questo scoglio psicologico è stato infine superato con il sangue freddo dimostrato dal dischetto, anche se non tutti gli eroi della serata sono usciti indenni dal giudizio della critica internazionale.
Jashari, il flop che non si ripete: occasione mancata per il milanista
E proprio su un volto nuovo, quello di Ardon Jashari, si concentrano le analisi più pungenti provenienti dall'estero, dove il giudizio sulla prestazione del centrocampista del Milan non è dei più teneri e lascia intravedere un percorso ancora in salita per il giovane talento. Partito per la prima volta da titolare nell'ottavo di finale, Jashari ha collezionato un'altra occasione per dimostrare il proprio valore, ma il suo apporto alla manovra è parso ancora una volta marginale, confermando quella sensazione di incompiutezza che già aveva accompagnato le sue precedenti apparizioni nel torneo.
Prima di questa sera, il suo contributo si era limitato a pochi minuti di recupero concessigli contro il Qatar nella gara d'esordio, quando era subentrato all'ottantanovesimo minuto, e la fiducia riposta in lui per una partita così delicata non ha purtroppo prodotto i frutti sperati, alimentando le critiche di chi si aspetta ben altra personalità da un giocatore che veste la maglia del Milan.
Il derby delle corone: ai quarti la nobiltà batte le repubbliche
C'è anche un'altra curiosità statistica che accompagna l'ingresso della Svizzera tra le migliori otto, e riguarda la geografia politica del calcio che conta, con le monarchie che hanno letteralmente spazzato via le repubbliche in questo mondiale dall'inedito formato extra large.
Il conto è impietoso: cinque squadre provenienti da Paesi con re e regine, ovvero Spagna, Belgio, Marocco, Norvegia e Inghilterra, sono approdate ai quarti contro le tre rappresentanti degli Stati repubblicani, vale a dire Svizzera, Argentina e Francia, e questo primato regala due derby di nobiltà nei prossimi turni, con Belgio-Spagna e Inghilterra-Norvegia che garantiranno almeno due semifinaliste di sangue blu.
Un dato che fa sorridere gli appassionati di statistica, ma che non toglie nulla al valore di una Svizzera che, intanto, si prepara ad affrontare l'Argentina campione del mondo in carica a Kansas City, in un confronto che si preannuncia di quelli che fanno la storia.
Akanji, il rigore sbagliato e la promessa: "Non ne tirerò più"
E proprio in vista del duello con l'amico e compagno di squadra all'Inter, Lautaro Martinez, Manuel Akanji ha fatto una promessa che suona quasi come un aut-aut, dichiarando senza mezzi termini che non tirerà più calci di rigore dopo l'errore commesso nella serie decisiva contro la Colombia.
Il difensore nerazzurro, infatti, è stato l'unico della squadra di Murat Yakin a fallire il proprio tiro dal dischetto, con una conclusione che si è innalzata sopra la traversa, e questo è il terzo errore consecutivo per lui in queste circostanze, un tabù personale che rischia di diventare un peso insostenibile.
La prestazione complessiva della Svizzera è stata comunque solida e compatta, e il passaggio del turno premia un gruppo che ha saputo soffrire e gestire la pressione, ma le attenzioni sono già tutte concentrate sulla sfida contro l'Albiceleste, dove servirà una prova perfetta per sperare di continuare a sognare, magari senza dover affidare le proprie sorti agli errori dal dischetto di chi, come Akanji, ha già deciso di non esporsi più.




