Il derby di Milano come crocevia dello scudetto: Leao contro la difesa dell'Inter, le scelte di Chivu e la pressione addosso al Milan
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Redazione Sport
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La stracittadina numero 246, quella che mette di fronte Milan e Inter per la 28ª giornata di Serie A, non è semplicemente una partita, ma un vero e proprio spartiacque di questa fase conclusiva del campionato. San Siro, come sempre in queste occasioni, farà da cornice a una sfida che, a seconda del risultato, potrebbe comprimere ulteriormente il discorso scudetto o, al contrario, iniettare linfa vitale nella rincorsa dei rossoneri. La posta in palio, del resto, è altissima: da un lato l’Inter, forte di un vantaggio in classifica che potrebbe diventare ancor più rassicurante, e dall’altro un Milan obbligato a giocarsi le proprie residue chance di Titolo e a mettere al sicuro, nel frattempo, il piazzamento Champions League. Ed è in questo clima di tensione palpabile che si inseriscono le valutazioni su chi possa essere l’uomo in grado di decidere le sorti dell’incontro, con uno sguardo particolare alle quote relative ai marcatori.
Tra i candidati a lasciare il segno, Rafael Leao rappresenta certamente uno degli osservati speciali. Il numero 10 portoghese, che di derby ne ha già disputati ventuno, ha timbrato il cartellino in tre di quelle occasioni, un dato che, se da un lato non lo identifica come un serial killer dell’area di rigore in queste gare, dall’altro ne sottolinea la capacità di accendersi nei momenti cruciali. La sua velocità, unita all’imprevedibilità palla al piede, sarà una delle armi principali a cui mister Cristan Chivu, alla sua prima stracittadina da tecnico del Milan, farà affidamento per scardinare il solido blocco nerazzurro. La pressione, in effetti, grava maggiormente sulle spalle del Diavolo, costretto a vincere non solo per mantenere vivo un flebile sogno scudetto, ma anche per blindare un secondo posto che garantirebbe l’accesso alla prossima Champions League, obiettivo minimo stagionale.
Sull’altro fronte, la squadra guidata da Massimiliano Allegri arriva all’appuntamento forte del proprio cinismo e di una classifica che, in caso di successo a San Siro, porterebbe il vantaggio sulla seconda a più tredici, rendendo la discesa verso il tricolore una formalità. Persino un pareggio, che manterrebbe il divario in doppia cifra, rappresenterebbe un risultato comunque positivo per i nerazzurri. Per analizzare chi parta con i favori del pronostico, viene naturale addentrarsi in un confronto, ruolo per ruolo, che incrocia non solo il valore tecnico assoluto dei singoli interpreti, ma anche il loro stato di grazia attuale. Ecco che emergono duelli affascinanti in ogni zona del campo: dalla capacità degli attaccanti milanisti di pungere contro l’esperienza dei centrali interisti, alla battaglia a centrocampo, dove la freschezza atletica potrebbe fare la differenza. Quella di domenica sera rappresenta, per certi versi, la “prova del sette” per entrambe le compagini, reduci da strisce positive nei confronti diretti in diverse annate recenti, e il fattore emozionale, in partite del genere, può talvolta sovvertire qualsiasi pronostico basato sulla carta.




