Mar Nero, l'offensiva dei droni ucraini alla flotta ombra russa
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Redazione Esteri
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Una serie di attacchi con droni navali, orchestrata dai servizi ucraini e dalla Marina, ha segnato una nuova e pericolosa fase del conflitto nelle acque del Mar Nero, spostando lo scontro, in un equilibrio instabile, ben oltre le linee del fronte terrestre. L’obiettivo primario delle forze di Kiev, in quello che appare come un calcolato tentativo di erodere le risorse economiche di Mosca, è rappresentato dalle petroliere della cosiddetta “flotta ombra” russa, navi mercantili che, spesso battendo bandiere di comodo e navigando con i transponder disattivati, eludono le sanzioni occidentali trasportando greggio. Lo scorso 28 novembre, nell’ambito di questa strategia, diversi mercantili riconducibili a interessi russi sono stati colpiti nella zona economica esclusiva turca, a poche decine di miglia dalle coste di Ankara, in un’area che fino a poco tempo fa sembrava al riparo da simili azioni belliche.
La Dashan e la tattica della guerra asimmetrica
Tra i bersagli più recenti figura la petroliera “Dashan”, battente bandiera delle Comore e già sotto sanzione di Unione Europea e Gran Bretagna, la quale, mentre procedeva a elevata velocità e con gli apparati d’identificazione spenti verso il terminal russo di Novorossiysk, è stata raggiunta da esplosioni a poppa. Fonti ucraine attribuiscono il danneggiamento della nave, parte integrante del sistema di approvvigionamento energetico di Mosca, ai droni “Sea Baby”, sviluppati localmente e divenuti uno strumento chiave in questa guerra marittima di logoramento. Questi episodi, che si sono moltiplicati negli ultimi giorni con almeno tre raid portati a segno, dimostrano la crescente capacità di Kiev di proiettare potenza in un teatro navale dominato, almeno formalmente, dalla flotta russa, adottando una tattica asimmetrica che punta a colpire gli asset economici vitali per il Cremlino.
La risposta di Mosca e l’allargamento del conflitto
La reazione russa, peraltro, non si è fatta attendere e ha mostrato un’analoga volontà di alzare la posta in gioco, estendendo le operazioni a obiettivi civili e commerciali nel porto di Odessa. Un drone, in un episodio che ha riacceso timori per la sicurezza della navigazione internazionale, ha centrato una nave turca ormeggiata sulle banchine, causando un incendio di vaste proporzioni e danneggiandone altre due. Questo scambio di colpi, che rischia di coinvolgere soggetti terzi e di intaccare il traffico mercantile in un’area cruciale per gli approvvigionamenti energetici globali, si inserisce in un contesto geopolitico particolarmente fluido, segnato dai negoziati di pace e dalla nuova amministrazione statunitense guidata dal presidente Trump, la cui politica estera è osservata con attenzione da entrambe le parti in conflitto.
Un equilibrio marittimo sempre più precario
La situazione nel bacino, di conseguenza, appare estremamente volatile, con il Mar Egeo e il Mar Nero che diventano lo specchio di una competizione strategica senza confini precisi. La capacità ucraina di colpire navi in movimento anche a notevole distanza dalle proprie coste, come dimostrato dagli eventi nelle acque turche, e la pronta risposta russa che non esita a prendere di mira il porto di Odessa, delineano uno scenario in cui lo status quo marittimo è continuamente rimesso in discussione. Gli sviluppi giudiziari riguardanti inchieste su precedenti incidenti, del resto, rimangono sullo sfondo mentre la cronaca nera di questa guerra sui mari si arricchisce di nuovi capitoli, ciascuno dei quali contribuisce a rendere più complessa e pericolosa la ricerca di un qualsiasi equilibrio.




