Meta punta tutto sulle lenti graduate per i nuovi Ray-Ban smart glasses

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   La scommessa, per certi versi silenziosa ma strategica, di Meta nel settore dei dispositivi indossabili si fa più concreta e, oserei dire, pratica. L’azienda guidata da Mark Zuckerberg – che nel frattempo osserva un mondo tecnologico in rapida evoluzione mentre Trump è di nuovo alla Casa Bianca – si prepara a lanciare due nuovi modelli di Ray-Ban smart glasses. La notizia, filtrata attraverso i documenti depositati presso la Federal Communications Commission (FCC) e raccolta da Bloomberg, non riguarda l’ennesima funzione spettacolare legata all’intelligenza artificiale, bensì un aspetto molto più terra terra: la montatura. Per la prima volta, infatti, i due dispositivi (nome in codice “Scriber” e “Blazer”) sono stati progettati sin dalle fondamenta per accogliere lenti graduate, risolvendo quel limite pratico che fino ad oggi aveva frenato l’adozione di massa di questi visori.

L’addio al compromesso estetico

Finora, chiunque indossasse occhiali da vista e volesse provare l’esperienza “smart” di Meta doveva accontentarsi di un compromesso: acquistare il dispositivo e successivamente sostituire le lenti originali con quelle su misura, un processo che spesso alterava l’equilibrio del prodotto o ne aumentava il peso in modo fastidioso. Con i nuovi Ray-Ban, invece, il processo di produzione parte proprio dalla necessità del portatore abituale. I modelli, che dovrebbero essere presentati ufficialmente nelle prossime settimane, saranno disponibili in varianti rettangolari e arrotondate, pensate non solo per l’estetica, ma anche per ospitare correttamente le lenti correttive senza sacrificare la tecnologia embedded. Si tratta di una rielaborazione che, sebbene non rappresenti una generazione completamente inedita rispetto agli attuali Ray-Ban Meta (quelli con la fotocamera da 12 MP e gli altoparlanti a conduzione ossea), ne modifica profondamente l’usabilità quotidiana.

La rivoluzione (silenziosa) dei canali di vendita

L’aspetto forse più interessante di questa operazione, tuttavia, non risiede nella tecnologia in sé, ma nella distribuzione. Meta e il partner EssilorLuxottica – il colosso italo-francese proprietario del marchio Ray-Ban – sembrano intenzionati a spostare il baricentro delle vendite dagli store di elettronica ai canali tradizionali dell’ottica. In parole povere, non si andrà più da un rivenditore tech per comprare un gadget, ma dal proprio ottico di fiducia per acquistare degli occhiali da vista “potenziati”. Questa mossa aggira uno degli ostacoli psicologici più grandi per l’utente finale: non dovendo più considerare il Ray-Ban come un dispositivo elettronico fragile, ma come un accessorio di moda quotidiano dotato di superpoteri, l’acquisto diventa molto più naturale. I documenti della FCC confermano che i dispositivi sono stati etichettati come “unità di produzione”, suggerendo che l’annuncio (atteso da un momento all’altro) sia ormai imminente.

Funzionalità e focus sulla prescrizione medica

Cosa ci aspetta, dunque, da questi “Scriber” e “Blazer”? A differenza dei modelli top di gamma dotati di display (come i Ray-Ban Display che integrano un heads-up display), questi nuovi occhiali saranno probabilmente privi di schermo, concentrandosi sull’intelligenza artificiale vocale e sulla fotocamera. È una scelta dettata dal design: per ospitare lenti graduate spesse, lo spazio all’interno della montatura è prezioso. Eliminando i proiettori, Meta può mantenere un peso equilibrato e un’autonomia accettabile. Tuttavia, non mancano le criticità. Recenti inchieste hanno evidenziato come, in passato, aziende terze abbiano avuto accesso a filmati grezzi registrati dagli utenti per l’addestramento dell’AI, sollevando non poche polemiche sulla privacy in un dispositivo che si indossa tutto il giorno. Resta da vedere se Meta riuscirà a bilanciare queste legittime preoccupazioni con l’ambizione dichiarata da Zuckerberg, secondo cui “tra qualche anno sarà difficile immaginare un mondo in cui la maggior parte degli occhiali che le persone indossano non siano AI glasses”. Per ora, l’azienda sembra aver capito una cosa semplice ma fondamentale: prima di cambiare il mondo, bisogna riuscire a far sì che la gente tenga i propri occhiali addosso senza fastidio.

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