Il remake di Zelda: Ocarina of Time domina le visualizzazioni estive tra attesa e poche informazioni
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Redazione Scienza e Tecnologia
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La compagnia di analisi LevelUp ha certificato un dato che, per gli addetti ai lavori, suona come una conferma più che come una sorpresa. Il trailer più visto in assoluto, nel corso dei recenti showcase videoludici che hanno animato il periodo (tecnicamente ancora primaverile, sebbene il settore li definisca "estivi"), è stato quello di The Legend of Zelda: Ocarina of Time Remake.
Un risultato che acquista un peso specifico notevole, se si considera che il filmato in questione – chiuso in bellezza durante il Nintendo Direct di questa settimana – era poco più di un teaser, volutamente avaro di dettagli e privo di sequenze di gameplay significative.
In precedenza, la stessa società di analisi aveva incoronato God of War Laufey come il titolo capace di generare il maggior numero di interazioni; tuttavia, quando il metro di giudizio diventa il conteggio grezzo delle visualizzazioni, l’eroe di Hyrule non ha avuto rivali, scalzando il guerriero spartano dalla vetta della classifica.
Un annuncio da record per un classico senza tempo
L’impatto mediatico generato dal rifacimento del titolo uscito su Nintendo 64 – considerato da critica e pubblico come uno dei pilastri fondamentali della storia dei videogiochi – ha spinto il Direct di Nintendo a raggiungere il picco di spettatori simultanei più alto tra tutti gli eventi del mese, superando di fatto la stessa kermesse del Summer Game Fest.
Secondo le rilevazioni di LevelUp, che ha monitorato oltre trenta piattaforme social integrando visualizzazioni, copertura stampa e attività della community, il solo trailer di Ocarina of Time ha accumulato circa 115 milioni di visualizzazioni in appena tre giorni dalla messa in onda.
Un dato che la dice lunga sull’attesa spasmodica attorno a questo progetto, nonostante la casa di Kyoto abbia scelto di mostrare unicamente un Link in riposo, avvolto in un’estetica che sembra voler abbandonare lo stile pittorico di Breath of the Wild per avvicinarsi a un realismo più affine all’originale del 1998.




