Morta in piscina a Palermo: i dubri sull’ultima notte di Simona Cinà
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Redazione Interno
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Simona Cinà, ventenne palermitana, è stata trovata senza vita nella piscina di una villa a Bagheria, dove aveva partecipato a una festa di laurea nella notte tra il 1° e il 2 agosto. Mentre l’autopsia, fissata per il 7 agosto, potrebbe chiarire le circostanze della morte, emergono testimonianze contrastanti che alimentano i lati oscuri della vicenda.
Alcuni presenti hanno dichiarato di aver visto il corpo galleggiare in posizione supina, altri invece lo avrebbero notato sul fondo della vasca. Un dettaglio non marginale, che solleva interrogativi sulle dinamiche dell’incidente – o di ciò che tale potrebbe non essere. A rendere più intricato il quadro c’è la testimonianza dell’amica Francesca Evola, convinta che Simona non possa essere annegata: «La piscina era bassa, toccavamo. E poi era bravissima a nuotare». Parole che sembrano escludere una fatalità, lasciando spazio a ipotesi ancora tutte da verificare.
Dello stesso avviso l’ex fidanzato, il quale ha escluso che la ragazza facesse uso di sostanze, ribadendo che la sua morte «non si spiega». Simona, atleta e pallavolista, conosceva bene l’acqua, elemento che rende ancora più inspiegabile il ritrovamento del suo corpo in quelle condizioni.
Il fratello Gabriele e la zia, dopo l’incontro con i carabinieri, hanno espresso un cauto ottimismo: «Speriamo di avere risposte dall’autopsia». Pur nella sofferenza, hanno riconosciuto l’impegno delle forze dell’ordine e della magistratura, che stanno indagando per ricostruire ogni passaggio di quella notte.
Quello che appare certo è che Simona, prima della tragedia, stava bene. L’amica presente alla festa l’ha descritta serena, intenta a giocare in piscina senza alcun segno di malessere. Poi, l’inspiegabile epilogo, mentre gli altri ospiti – compresa Francesca – si erano già allontanati.




