Dori Ghezzi difende Salvini all'Agnata: "Fabrizio non lo avrebbe mai mandato via"
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La musica, si sa, ha il potere di attraversare i confini e di parlare un linguaggio che prescinde dalle appartenenze politiche.
Tuttavia, l'omaggio a Fabrizio De André all'Agnata di Tempio Pausania, che ha visto la partecipazione del vicepremier Matteo Salvini e che ha scatenato un acceso dibattito, ha riportato alla luce un interrogativo che sembra non trovare pace: può un esponente della destra riconoscersi in un cantautore che è stato simbolo di una sinistra, talvolta, radicale?
E, in particolare, un politico come Salvini ha il diritto di prendere parte alla commemorazione di un artista come Faber, senza che questo venga percepito come un atto di appropriazione indebita o, peggio ancora, come una forzatura storica e culturale?
Il principio difeso da Dori Ghezzi: "Non si caccia nessuno"
A ottant'anni, Dori Ghezzi conserva una bellezza luminosa, fatta più di presenza che di apparenza: una voce ferma, lo sguardo ancora acceso di passione, la grazia di chi ha attraversato molta vita senza farsi indurire. Ed è proprio lei, la moglie di Fabrizio De André, colei che ne ha condiviso la vita più a lungo, a sottrarre il poeta genovese a ogni tentativo di arruolamento postumo in un fronte di intolleranza.
In un'intervista rilasciata a La Stampa, Ghezzi ha ribadito con nettezza il suo pensiero in merito alle contestazioni rivolte a Salvini durante il concerto di Diodato: "Io ho difeso un principio. Ho detto che non si caccia qualcuno da un concerto perché ha idee diverse dalle nostre". Un'affermazione che taglia corto con le polemiche e che richiama a una visione della cultura come luogo di incontro e non di scontro, dove la discussione dura e la critica sono non solo legittime, ma doverose, ma dove l'allontanamento fisico rappresenta una sconfitta per tutti.
La replica alla nipote Alice e il ricordo di Faber
Le parole di Dori Ghezzi assumono un peso specifico ancora maggiore se si considera il contesto familiare. La polemica era divampata anche a seguito delle dichiarazioni della nipote di De André, Alice, che aveva espresso il suo dissenso per la presenza del leader della Lega all'evento. La vedova di Faber non ha esitato a rispondere a tono, sconfessando la parente e difendendo la scelta di Salvini di partecipare al ricordo del cantautore.
"Cosa ne sa lei del nonno", ha chiesto retoricamente Ghezzi, aggiungendo di conoscere personalmente Salvini da oltre venticinque anni e di sapere che conosce tutte le canzoni di De André a memoria. Un dettaglio, quest'ultimo, che non è affatto secondario, perché sposta il discorso dalla mera appartenenza politica alla genuina passione culturale.
Ghezzi ha poi rivelato un aneddoto che ha fatto discutere, ovvero che in una circostanza lei e Fabrizio decisero di votare per la destra, a dimostrazione di come le scelte di voto possano essere contingenti e non sempre allineate con l'immagine pubblica di un artista.
La musica come collante culturale oltre le appartenenze
La vicenda dell'Agnata e le parole di Dori Ghezzi mettono in luce una questione più ampia che riguarda il rapporto tra politica e cultura. Guccini, De André e le vacanze dei politici, da Salvini a Meloni, tra Sardegna, Grecia e Versilia, sono diventati un tema ricorrente di discussione, riproponendo un dilemma che esiste da sempre: quello dell'appropriazione culturale. La risposta che arriva dalla moglie di Faber è però di una semplicità disarmante.
La musica di De André, con il suo messaggio di ribellione contro le ingiustizie e di difesa degli ultimi, non è un santino da esporre, né un patrimonio esclusivo di una parte politica. Come ha sottolineato Ghezzi, Fabrizio "non era un santino", e proprio per questo la sua eredità può e deve essere abbracciata da chiunque, indipendentemente dal colore della propria tessera elettorale, purché lo si faccia con rispetto e conoscenza.
L'invito, implicito ma chiaro, è quello di ascoltare la musica e di coglierne il messaggio profondo, senza lasciarsi accecare da pregiudizi e steccati ideologici che, alla fine, tradiscono proprio lo spirito universale dell'arte.
Il valore dell'eredità artistica contro l'intolleranza
Difendendo la presenza di Salvini, Dori Ghezzi ha di fatto difeso l'integrità della memoria di Fabrizio De André, impedendo che venisse strumentalizzata per alimentare una polemica sterile. Il suo intervento ha il merito di ricordare che l'omaggio a un artista come Faber non può e non deve trasformarsi in un atto di esclusione. La musica di De André è stata scritta per dare voce a chi non ce l'ha, per raccontare le storie dei vinti e dei diversi, ma l'invito alla riflessione che essa contiene è rivolto a tutti, senza distinzione.
Le dichiarazioni della vedova rappresentano quindi un monito contro ogni forma di integralismo culturale, ribadendo che la vera eredità di un grande poeta risiede nella capacità di generare dibattito e non di ergere barriere. E mentre il dibattito politico continua a infuriare, rimane la certezza che, come ha insegnato De André, l'amore e la poesia non hanno bandiera e che, nelle parole di chi gli è stato più vicino, la risposta all'odio non può mai essere un altro gesto di esclusione.
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