Il cantautore, il ministro e la nipote: Guccini, De André e le vacanze dei politici tra musica e polemiche

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La morte del "maestrone" Francesco Guccini, con i tributi arrivati anche dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e da esponenti del suo partito, e la presenza – con tanto di polemiche – di Matteo Salvini all'Agnata di Tempio Pausania per il ricordo di Fabrizio De André, hanno riportato al centro dell'attenzione, in queste settimane di vacanze tra Sardegna, Grecia e Versilia, un tema cultural-politico che esiste da sempre: può piacere, a un esponente della destra o del centrodestra, un artista dichiaratamente di sinistra?

Una comunità politica può riconoscersi in qualcuno che sulla carta è agli antipodi? E, nel caso specifico di Salvini, si ha il diritto di partecipare al ricordo di quell'artista senza essere contestati? Le risposte, come spesso accade in queste sovrapposizioni tra musica e impegno civile, sono più complesse di quanto si possa immaginare a un primo sguardo.

Alice De André e il video che ha scosso l'estate

Qualche giorno fa, nelle placide cronache mondane che accompagnano il mese di agosto, è comparso il video di Alice De André, ventisette anni, nipote del grande Faber e ultimogenita del figlio Cristiano.

Alice, che non ha mai conosciuto suo nonno – è nata nel maggio del 1999, pochi mesi dopo la scomparsa del cantautore genovese – ne porta però i tratti somatici e anche un certo piglio deciso, come è evidente dal filmato che ha pubblicato sul suo profilo Instagram per commentare la contestatissima presenza del ministro delle Infrastrutture e vicepremier a un concerto in onore di De André organizzato in Sardegna.

Il suo intervento, asciutto e diretto, ha riaperto una ferita che sembrava rimarginata, riportando alla luce le domande sul rapporto tra l'eredità artistica del cantautore e le appartenenze politiche di chi oggi ne celebra la memoria.

Dori Ghezzi: una replica netta e senza appello

A rispondere alla nipote, con la forza di chi ha condiviso la vita e il palco con Fabrizio De André, è stata proprio la moglie del cantautore. In un'intervista concessa a La Stampa, Dori Ghezzi ha difeso con fermezza il principio che, a suo avviso, dovrebbe guidare ogni evento musicale: la musica unisce e non divide, e nessuno dovrebbe essere allontanato da un concerto per via delle proprie idee politiche.

Ghezzi ha ricordato di conoscere Salvini da venticinque anni, sostenendo che il ministro conosce tutte le canzoni di De André a memoria, e ha aggiunto con una punta di ironia che, in una certa occasione, lei e suo marito decisero persino di votare per la destra. La replica alla nipote è stata netta: «Cosa ne sa lei del nonno?», ha chiesto, quasi a voler ribadire che l'appartenenza a un lignaggio familiare non dà automaticamente il diritto di interpretare il pensiero di chi non c'è più, soprattutto quando a parlare è chi quel pensiero lo ha ascoltato giorno dopo giorno per anni.

Francesco Guccini e la politica che piange il "maestrone"

Il dibattito, in realtà, travalica la figura di De André e si allarga a tutto il mondo della canzone d'autore, come dimostra il caso di Francesco Guccini. La scomparsa del cantautore emiliano, avvenuta in questi giorni, ha suscitato un fiume di condoglianze e ricordi che hanno attraversato trasversalmente lo schieramento politico. La presidente del Consiglio ha voluto esprimere il suo cordoglio, e molti esponenti della maggioranza si sono uniti al coro di chi ha riconosciuto in Guccini un maestro della parola e della musica.

Eppure, Guccini è stato per decenni un intellettuale dichiaratamente di sinistra, con le sue canzoni che raccontavano operai, partigiani e lotte sociali. Questo apparente paradosso – una destra al governo che omaggia un cantore della sinistra – non è però una novità: la musica, quando è grande, diventa patrimonio collettivo e sfugge alle etichette partitiche, anche se ogni tanto qualcuno prova a riappropriarsene in modo esclusivo.

Il diritto alla memoria e la complessità degli artisti

La posizione di Dori Ghezzi, insomma, non è soltanto una difesa di Salvini, ma una rivendicazione più ampia del diritto di accesso alla cultura, che non può essere monopolizzato da nessuna parte politica. «Ho difeso un principio», ha spiegato, «non si caccia qualcuno da un concerto perché ha idee diverse dalle nostre». Un'affermazione che richiama alla mente le parole dello stesso De André, che amava ripetere come le sue canzoni appartenessero a tutti, indipendentemente dal colore della bandiera che ciascuno sventola.

La moglie del cantautore ha poi voluto mettere in guardia da una certa agiografia che rischia di trasformare l'artista in un "santino", una figura cristallizzata e priva di contraddizioni, mentre Faber è stato un uomo complesso, capace di cambiare idea e di stupire persino chi gli era più vicino. La polemica estiva, con i suoi toni a tratti accesi, ha quindi restituito un frammento di verità: la musica resta un territorio aperto, dove le appartenenze si sfumano e dove, talvolta, i confini tra destra e sinistra diventano labili come le note di una canzone ascoltata al tramonto.

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