Due morti in pochi giorni, il filo nero degli incidenti di caccia in Maremma
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Un filo nero, tragicamente sottile e resistente, lega le ultime settimane nelle campagne della Maremma, dove il rito ancestrale della caccia si è trasformato, per due volte in ventuno giorni, in una scena di morte. Dopo la scomparsa di un ottantenne a Castiglione della Pescaia, avvenuta il 22 novembre, un nuovo boato di fucile ha lacerato il silenzio dei boschi attorno a Massa Marittima, portando via un altro uomo, Irio Pii, di ottantadue anni. Entrambi, stroncati non dal destino ma dalla traiettoria imprevedibile di un proiettile partito dall’arma di un compagno, crollano a terra durante quelle attività di svago e tradizione che, in un attimo, diventano il palcoscenico di una tragedia irreparabile. Le dinamiche, ancora tutte da chiarire nelle loro responsabilità oggettive, sembrano riproporre uno schema sinistro e fin troppo noto, che interroga le pratiche e le precauzioni di chi, per passione, frequenta quelle zone boscose fitte di querce e di animali selvatici.
La battuta fatale a Poggione
Era mezzogiorno circa, nella località Poggione, un’area boschiva tra Montebamboli e Pian de Mucini, quando la routine della battuta al cinghiale è stata spezzata per sempre. La squadra, disposta secondo il consueto semicerchio per intercettare la fuga del selvatico stanato dai cani, è stata teatro dell’evento più temuto: uno sparo, forse destinato a un bersaglio animale, ha invece colpito il petto di Irio Pii. Alcuni, tra coloro che ricostruiscono i fatti, non escludono che il proiettile possa aver prima impattato contro una pietra, deviando in maniera letale verso l’uomo; una dinamica che, se confermata, aggiungerebbe un ulteriore elemento di fatalità disarmante a una vicenda già cupa. L’allarme è scattato immediatamente tra i compagni, gli stessi che poco prima condividevano con la vittima l’attesa e l’adrenalina della caccia, trasformandosi poi in testimoni impotenti e in soccorritori solerti ma vani.
I soccorsi e l’avvio delle indagini
Sul posto, dopo la chiamata al 118, sono giunti i sanitari che hanno tentato ogni manovra di rianimazione, constatando purtroppo l’incompatibilità delle ferite riportate con la sopravvivenza. Parallelamente all’opera dei medici, è iniziata quella delle forze dell’ordine, chiamate a svolgere il delicato compito di ricostruire l’esatta sequenza degli eventi. Gli investigatori, ascoltando i partecipanti alla battuta, devono ora accertare le posizioni di ciascuno, la direzione dei colpi esplosi e, elemento cruciale, l’identità di chi materialmente abbia premuto il grilletto in quel momento fatidico. Un lavoro meticoloso, che si dipana tra le ombre dei lecci e dei castagni, alla ricerca di una verità giudiziaria che nulla potrà sulla sofferenza delle famiglie coinvolte.
Un lutto che ripete se stesso
La notizia della morte di Pii ha gettato nello sconcerto il paese di Massa Marittima, dove simili episodi, pur non essendo ignoti, tornano a interrogare la coscienza collettiva con una frequenza angosciante. Il fatto che questo sia il terzo incidente mortale in ambito venatorio in meno di un mese a livello regionale, e il secondo nel Grossetano, disegna un quadro allarmante che va ben oltre la singola sfortuna o la fatalità occasionale. Si tratta di eventi che, nella loro ripetizione, sollevano interrogativi profondi sulle condizioni di sicurezza in cui si svolge un’attività che, per sua natura, implica il maneggio di armi in spazi aperti e spesso affollati da più persone. Il lutto, che oggi grava su un’altra famiglia, sembra così echeggiare quello di sole tre settimane prima, creando una catena di dolore che la Maremma, terra stretta tra bellezza e asprezza, fatica ad accettare.




