Cisgiordania, arrestato un 27enne modenese: quattro italiani verso l’espulsione
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Redazione Interno
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C’è anche uno studente modenese di 27 anni tra i cinque attivisti italiani arrestati dalle autorità israeliane in Cisgiordania durante un’iniziativa di sostegno ai contadini palestinesi impegnati nella raccolta delle olive. Il giovane si trovava nei pressi del villaggio di Al Lubban al-Gharbiyye quando è scattato il fermo, avvenuto il 29 ottobre insieme a quello di altri volontari stranieri. La sua famiglia, profondamente preoccupata, ha chiesto il massimo riserbo sulla vicenda per ragioni di sicurezza.
Quattordici attivisti fermati, la Farnesina interviene
L'operazione delle autorità israeliane ha coinvolto complessivamente 14 attivisti internazionali, provenienti da Italia, Stati Uniti, Regno Unito, Australia, Germania, Irlanda e Svezia. I volontari erano presenti nella zona per affiancare alcuni agricoltori palestinesi durante il lavoro nei campi. Dopo il fermo sono stati trasferiti in una stazione di polizia israeliana, dove sono stati sottoposti alle procedure previste dalle autorità. Anche quattro degli italiani coinvolti risultano destinatari di un provvedimento di espulsione amministrativa immediata, secondo gli aggiornamenti sulla vicenda.
Il ministero degli Esteri italiano si è attivato attraverso l'ambasciata a Tel Aviv e il Consolato generale a Gerusalemme per ottenere chiarimenti sulle circostanze dell'intervento e assicurare assistenza consolare ai connazionali. La Farnesina ha chiesto il rilascio immediato dei cinque italiani, mentre la famiglia del giovane emiliano mantiene riservatezza sulle informazioni che lo riguardano. Il caso è seguito dalle strutture diplomatiche italiane presenti nell'area.
La raccolta delle olive, una risorsa essenziale per i palestinesi
La presenza degli attivisti internazionali nei terreni agricoli della Cisgiordania è legata anche alle difficoltà incontrate dai contadini palestinesi durante la stagione della raccolta. L'olivicoltura rappresenta una componente fondamentale dell'economia agricola locale: secondo dati del ministero dell'Agricoltura palestinese riportati da Reuters, il settore agricolo contribuisce per circa l'8% al prodotto interno lordo e garantisce lavoro a oltre 60mila persone. Per numerose famiglie, le olive costituiscono una fonte importante di reddito e sostentamento.
La stagione della raccolta è accompagnata da tensioni e violenze nei territori occupati. L'organizzazione israeliana per i diritti umani Yesh Din ha documentato oltre 330 episodi di violenza dei coloni collegati alla raccolta delle olive iniziata alla fine di settembre. Tra gli episodi registrati figurano aggressioni fisiche, furti e danneggiamenti degli alberi. Anche le Nazioni Unite hanno segnalato un aumento degli attacchi contro i palestinesi impegnati nelle attività agricole.
Nuovi fermi dopo le precedenti espulsioni di volontari italiani
Il nuovo episodio arriva a pochi giorni da un'altra operazione che aveva coinvolto cittadini italiani impegnati a sostenere gli agricoltori palestinesi. Cinque attiviste italiane erano state fermate dalle forze israeliane insieme ad altri volontari internazionali e successivamente rilasciate e rimpatriate. In un altro episodio erano stati trattenuti anche due cittadini italiani, un padre e un figlio provenienti da Bolzano, impegnati a sostenere la raccolta e a consegnare aiuti umanitari. Entrambi erano stati successivamente espulsi.
Le operazioni si inseriscono in una fase di particolare tensione nei territori agricoli della Cisgiordania, dove la presenza di volontari stranieri accompagna spesso il lavoro dei raccoglitori palestinesi. Il fermo del sindaco di Al Lubban al-Gharbiyye, avvenuto durante l'operazione che ha coinvolto il gruppo internazionale, è stato segnalato anche dall'organizzazione International Solidarity Movement, che ha riferito di un'aggressione nei suoi confronti e di danni alla sua attività di falegnameria.
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