Milano, Salvini contro Sala: "Strade piene di fascisti? Io vedo maranza e clandestini"
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Redazione Interno
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Dal palco della festa provinciale del suo partito, il vicepremier e ministro Matteo Salvini ha replicato con toni beffardi alle dichiarazioni rilasciate dal sindaco di Milano, Beppe Sala, nel corso della commemorazione delle vittime della strage di piazza Fontana. "Se il problema a Milano sono i fascisti in strada, come dice Sala, abbiamo un problema a Palazzo Marino", ha esordito il leader della Lega, per poi rovesciare completamente l'assunto del primo cittadino. Le strade milanesi, secondo Salvini, sarebbero invece caratterizzate da una presenza massiccia di "maranza e clandestini", una contrapposizione lessicale che non solo mira a spostare il baricentro del dibattito sulla sicurezza ma anche a ridicolizzare, attraverso una domanda retorica ripetuta più volte, la percezione espressa dall'esponente del centrosinistra.
La stoccata ironica sul sindaco
"Ma era sobrio?", ha chiesto infatti il leader del Carroccio, giocando sull'ironia e facendo riferimento alla ricorrenza di Santa Lucia, che tradizionalmente accompagna un clima festivo. "Cioè, era sereno, era tranquillo?", ha proseguito, insistendo sul tono della propria provocazione. "Vabbè che è Santa Lucia, però stai sereno. Stai sereno, preoccupati di Milano, coi problemi che ci sono a Milano, che non sono le strade invase da fascisti". Una serie di interrogativi, questi, che hanno il chiaro scopo di mettere in discussione non tanto il contenuto politico della dichiarazione di Sala, quanto piuttosto la sua lucidità e il suo radicamento nella realtà cittadina, descritta dal ministro in termini diametralmente opposti.
Il contesto della polemica e lo sguardo alle amministrative
La polemica, che si inserisce in un clima politico già teso, non può essere disgiunta dall'orizzonte delle prossime elezioni comunali, attese tra sedici mesi. Mentre Salvini lancia i suoi strali, i partner di coalizione iniziano a muovere i primi passi per la costruzione di una sfida che appaia credibile. Da Fratelli d'Italia, attraverso il coordinatore cittadino, arriva la rivendicazione di un ruolo da "protagonisti" nella scelta del candidato sindaco del centrodestra, pur nel dichiarato mantenimento dell'unità con gli alleati. La critica alla giunta in carica è frontale e senza appello, definita come vivente "in un mondo parallelo", in un chiaro segnale che la campagna elettorale, sebbene lontana dalla data ufficiale, è considerata già aperta.
Le dinamiche di una campagna non dichiarata
Lo scambio aspro tra il vicepremier e il sindaco uscente, quindi, travalica il significato letterale delle parole utilizzate e si configura come un episodio di quella che è ormai una campagna elettorale non dichiarata. Le posizioni, come evidente, sono irrimediabilmente distanti: da un lato un richiamo alla memoria storica e alla persistenza di certi pericoli, dall'altro una lettura che identifica nelle problematiche dell'ordine pubblico contemporaneo la vera emergenza da affrontare. Nessuno dei due interlocutori, com'è naturale in simili frangenti, concede spazio alla argomentazione dell'altro, in un dialogo tra sordi che esalta le differenze e prepara il terreno per uno scontro che si annuncia tanto più acceso quanto più ci si avvicinerà alla scadenza delle urne.
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