Scioperi scuola ottobre 2026: tre date da segnare, ecco quando si fermano docenti e Ata

Scioperi scuola ottobre 2026: tre date da segnare, ecco quando si fermano docenti e Ata
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Redazione Interno Redazione Interno   -   Ottobre 2026 si preannuncia come un mese particolarmente denso di mobilitazioni per il comparto scolastico italiano. Tre giornate di sciopero sono già state proclamate e interesseranno, con modalità e ragioni differenti, il personale docente, dirigente e Ata degli istituti di ogni ordine e grado. Le date da cerchiare in rosso sul calendario sono il 2, il 16 e il 30 ottobre: un calendario che si apre e si chiude con due scioperi generali, inframmezzati da una mobilitazione nazionale di settore.

Il quadro generale delle proteste

Le tre giornate di stop non sono equivalenti tra loro. Cambiano le sigle sindacali proclamanti, cambiano le categorie coinvolte e, soprattutto, cambiano le rivendicazioni alla base delle proteste. Due delle date rientrano in scioperi generali che travalicano i confini del mondo dell'istruzione per abbracciare l'intero comparto pubblico e privato, mentre una è specificamente dedicata al settore scolastico. Questa struttura a tre tempi riflette la complessità del panorama sindacale italiano, dove istanze di carattere generale si intrecciano con richieste di categoria.

Venerdì 2 ottobre: lo sciopero generale della Csle

La prima mobilitazione cade di venerdì. Si tratta di uno sciopero plurisettoriale proclamato dalla Csle, la Confederazione Sindacale Lavoratori Europei, con l'adesione di Fi-si. L'astensione dal lavoro coinvolge una platea ampia: oltre al personale scolastico, sono interessati i settori delle ferrovie, dell'agricoltura e dell'allevamento, dei marittimi, degli enti locali, delle forze dell'ordine, della vigilanza privata, della sanità e dei metalmeccanici. Per quanto riguarda il comparto ferroviario, la protesta è stata calibrata su una finestra temporale ristretta, dalle ore 11.00 alle ore 14.00. Le richieste alla base dell'iniziativa, illustrate dalla stessa Confederazione, spaziano dall'abbassamento dei prezzi di benzina e generi alimentari all'aumento degli stipendi per fronteggiare il costo della vita, fino all'avvio di un percorso verso l'indipendenza energetica e a politiche di sostegno per le aziende italiane.

Venerdì 16 ottobre: la mobilitazione nazionale di settore

La giornata centrale del mese è quella dedicata esclusivamente al comparto Istruzione e Ricerca. Venerdì 16 ottobre si ferma tutto il personale docente, dirigente e Ata, di ruolo e precario, per uno sciopero nazionale proclamato dal Sisa, il Sindacato indipendente scuola e ambiente, per l'intera durata della giornata. Le rivendicazioni qui sono di natura prettamente settoriale e riguardano le condizioni contrattuali e retributive degli addetti ai lavori.

Al primo posto figura la richiesta di un incremento del 20% netto degli stipendi, una misura pensata per recuperare il potere d'acquisto eroso dall'inflazione.

Il cahier de doléances del sindacato include anche il superamento della precarietà attraverso l'assunzione su tutti i posti vacanti, la revisione del sistema di reclutamento con l'abolizione dei 60 Cfu e la riduzione dei costi del Tfa presso le università, l'elezione del dirigente scolastico al posto del concorso, l'istituzione di un ruolo unico dei docenti dall'infanzia alle superiori con parità di orario e retribuzione, e un pensionamento agevolato per chi ha maturato almeno 30 anni di servizio e un'invalidità civile riconosciuta.

Venerdì 30 ottobre: lo sciopero generale dell'Usi-Cit

Il mese si chiude con un'altra giornata di mobilitazione generale. Venerdì 30 ottobre l'Usi-Cit, l'Unione Sindacale Italiana, ha indetto uno sciopero per l'intera giornata che coinvolge i dipendenti pubblici e privati di ogni comparto, scuola compresa. Rispetto allo stop del 2 ottobre, questa volta restano esclusi i settori dei trasporti, che non aderiscono alla protesta.

Le motivazioni che sorreggono l'iniziativa hanno una marcata connotazione politica: l'azzeramento delle spese militari, il blocco della produzione e dell'esportazione di armamenti, il ritiro delle missioni all'estero e il reinvestimento delle risorse liberate in sanità, istruzione, edilizia pubblica e stato sociale. Per il personale della scuola si tratta della terza astensione dal lavoro in un solo mese, un elemento che inciderà in modo significativo sull'organizzazione delle attività didattiche e sui servizi amministrativi degli istituti.

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