Caso Grillo jr, il giovane in aula: "Io innocente, a dicembre diventerò papà"
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Redazione Interno
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Questa mattina, al tribunale di Tempio Pausania, in Sardegna, il procuratore Gregorio Capasso ha concluso la sua requisitoria dopo quasi sette ore, avanzando le richieste di pena per Ciro Grillo e i suoi tre coimputati – Francesco Corsiglia, Vincenzo Lauria ed Edoardo Capitta – accusati di violenza sessuale di gruppo ai danni di una ragazza italo-norvegese di 19 anni. I fatti risalgono al luglio 2019, quando la giovane, il cui nome è protetto dalla legge, avrebbe subito abusi in un residence di proprietà della famiglia Grillo in Costa Smeralda.
Grillo, figlio del fondatore del Movimento 5 Stelle, ha parlato per la prima volta in aula, mostrandosi visibilmente scosso. «Non mi sono mai approfittato di nessuno», ha dichiarato, mentre cercava di trattenere le lacrime. «Credo nella giustizia e so che la verità verrà fuori». Tra le sue parole, anche un accenno alla vita privata: «A dicembre diventerò padre, e vorrei esserci per mia figlia». Un dettaglio personale che ha attirato l’attenzione, sebbene estraneo alle accuse.
I quattro imputati, difesi da un collegio di avvocati, hanno sempre negato ogni addebito. Corsiglia, in particolare, è accusato di aver commesso il primo stupro, mentre gli altri tre sono ritenuti corresponsabili di una violenza di gruppo. Durante l’udienza, Grillo e Capitta hanno più volte scosso la testa, arrivando in alcuni momenti a nascondere il volto tra le mani.
Il processo, iniziato nel 2020, è ormai giunto alle fasi finali. La vicenda, che ha tenuto banco per anni tra polemiche e riflettori mediatici, potrebbe presto trovare una svolta definitiva con la sentenza, attesa dopo le ultime arringhe difensive. Intanto, la procura ha chiesto pene severe, anche se i termini esatti non sono ancora stati resi noti.
Quella di oggi è stata un’udienza carica di tensione, con il pm Capasso che ha ricostruito i presunti momenti dell’aggressione, basandosi sulle dichiarazioni della vittima e sulle prove raccolte. La difesa, dal canto suo, ha ribadito l’assenza di elementi certi per condannare gli imputati, sostenendo che la dinamica dei fatti sia stata travisata.




