Il Milan mette Estupiñán sul mercato, la Lazio intanto conta i soldi delle cessioni ma perde colpi sul campo
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Redazione Sport
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La stagione volge ormai al termine e, come spesso accade nel calcio che conta, si comincia a guardare al futuro con un binocolo puntato sul calciomercato estivo. In casa Milan, la dirigenza sta facendo le pulizie di primavera anticipatamente, e uno dei nomi finiti sul registro dei partenti è quello di Pervis Estupiñán. L'esterno ecuadoriano, arrivato un anno fa dal Brighton per una cifra vicina ai diciassette milioni di euro con l’arduo compito di prendere il posto di Theo Hernandez, non ha mai realmente convinto. Né Max Allegri, che nel corso dei mesi ha stravolto le gerarchie sulla fascia sinistra, né tantomeno l’ambiente rossonero hanno visto in lui quel cambio di passo che ci si aspettava. Le sue sedici presenze complessive, condite da zero reti e un solo assist, raccontano di un impatto decisamente al di sotto delle aspettative, un po’ come quella sua precedente esperienza all’Udinese, dove era passato senza lasciare un ricordo indelebile.
La vetrina del Mondiale per alzare il prezzo
L’idea di cederlo, a dodici mesi di distanza dal suo arrivo, è dunque più concreta che mai. La dirigenza rossonera spera ora che la prossima vetrina mondiale, dove l’Ecuador se la vedrà in un girone tutt’altro che agevole con Germania, Costa d’Avorio e Curaçao, possa fungere da moltiplicatore per la sua valutazione. L’obiettivo, chiaro e netto, è evitare di incappare in una minusvalenza, cercando di recuperare quanto più possibile dell’investimento iniziale. Sulle sue tracce, fiutando l’affare, si è mosso il Bologna, ma il terzino classe 1998 piace anche ad alcuni club di Premier League e della Liga, pronti a riportarlo in un campionato, quello inglese, dove peraltro aveva già giocato. La sensazione è che, nonostante le poche luci accese in questa annata, il ragazzo possa rappresentare un’occasione per chi è disposto a scommetterci.
Il tesoretto della Lazio e il paradosso di Formello
Se a Milano si lavora per non perdere soldi, a Roma, dalla parte opposta del Tevere, il problema della Lazio è quasi l’inverso. La sessione invernale di calciomercato appena conclusa ha portato nelle casse di Claudio Lotito un fiume di denaro grazie alle plusvalenze generate dalle cessioni pesanti. Parliamo di numeri importanti, con gli addii di Valentín Castellanos e Mattéo Guendouzi che hanno fruttato complessivamente cinquantasette milioni, a cui vanno sommati i quindici arrivati in estate da Loum Tchaouna. Un tesoretto che ha fatto sorridere il presidente e i contabili, ma che ha lasciato l’amaro in bocca a Maurizio Sarri e ai tifosi. Perché se è vero che i bilanci si sono rinsaldati, con plusvalenze che sfiorano i quaranta milioni e un effetto positivo complessivo di oltre quarantasei milioni, è altrettanto vero che la squadra ne è uscita tecnicamente impoverita.
La strategia societaria, quella di ringiovanire l’organico e puntare su profili di prospettiva come Taylor e Ratkov, si scontra con la necessità immediata di ottenere risultati. E mentre si attende la conclusione delle trattative per Mandas, destinato al Bournemouth per una cifra intorno ai venti milioni, e per Romagnoli, seguito dall’Al Sadd, la sensazione è che il presente venga sacrificato in nome di un futuro più sostenibile. Il paradosso, per una piazza abituata a lottare per l’Europa che conta, è proprio questo: ritrovarsi con le casse piene e una squadra che, sul campo, fatica a trovare la propria identità.




