Wec, la Ferrari 296 Evo convince Rovera e Rigon: “Il lavoro di miglioramento è servito”
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Redazione Sport
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Il debutto stagionale del FIA World Endurance Championship, dopo il rinvio della gara inaugurale in Qatar e il conseguente trasferimento del round d’apertura sul circuito “Enzo e Dino Ferrari” di Imola, ha consegnato un verdetto chiaro per quanto riguarda la classe LMGT3. Sebbene i riflettori si siano accesi principalmente sul duello al vertice fra le Hypercar di Toyota e Ferrari, vinto dai nipponici della #8 con un margine irrisorio di poco più di tredici secondi dopo sei ore di battaglia, nel paddock della serie endurance cresce la convinzione che la nuova versione della 296 GT3 rappresenti un passo in avanti sostanziale per il Cavallino Rampante. A confermarlo non sono i soli numeri del tabellino – che vedono la vettura #21 di AF Corse ferma al sesto posto e la #54 relegata all’undicesima piazza, fuori dalla zona punti – ma le impressioni a caldo di chi quel bolide lo ha spinto al limite per l’intera durata della corsa.
Alessio Rovera, pilota ufficiale della casa di Maranello, ha raccontato come la gestione della gara sia stata condizionata da scelte strategiche precise che hanno privilegiato la raccolta di punti piuttosto che un assalto a rischio al podio. Il varesino, che ha preso il volante della 296 Evo #21 condivisa con Simon Mann e François Heriau, ha spiegato che il risultato finale è sostanzialmente il massimo che il trio potesse sperare, considerando la necessità di rispettare i tempi minimi di guida dei compagni e una gestione alternativa degli pneumatici. Proprio su quest’ultimo aspetto, Rovera ha sottolineato una differenza sostanziale rispetto al passato: la vettura aggiornata, sviluppata anche grazie alla sua esperienza diretta, offre finalmente una guidabilità superiore in situazioni di traffico intenso, un tallone d’Achille della versione precedente. “Con la EVO finalmente si è sentita la differenza di guidabilità – ha dichiarato – quindi sono contento perché vuol dire che il lavoro fatto nei mesi scorsi è stato buono”. Il rammarico, semmai, risiede nella velocità sul dritto, dove la vettura soffre ancora il confronto diretto con le rivali, costringendo i piloti a recuperare tutto il tempo in curva.
Il rammarico di Rigon e le potenzialità della nuova evoluzione
Se per Rovera la sesta piazza rappresenta una piccola rivincita dopo i “zeri” dell’anno scorso, la fotografia dalla parte opposta del garage AF Corse mostra un umore diverso ma altrettanto costruttivo. Davide Rigon, al volante della #54 con Thomas Flohr e Francesco Castellacci, ha dovuto fare i conti con un weekend complicato dove il recupero è stato reso difficoltoso non solo dalla prestazione pura, ma anche dalle condizioni fisiche del compagno di squadra. Eppure, anche nel caso del veneto, l’analisi si concentra sugli aspetti tecnici positivi emersi nonostante l’undicesimo posto finale. L’aspetto più significativo emerso dalle dichiarazioni dei diretti interessati riguarda il comportamento della vettura nel traffico, un aspetto che ha storicamente penalizzato le GT del Cavallino nei confronti della concorrenza. “Il debutto della EVO è stato positivo – ha ammesso Rigon – siamo riusciti a fare quello che volevamo nel traffico, senza soffrire come in precedenza”. La percezione, insomma, è che la piattaforma di base abbia compiuto un deciso scatto in avanti sul piano dell’aerodinamica e della stabilità all’anteriore, anche se la potenza complessiva non è ancora allineata a quella delle migliori vetture del parco chiuso.
Questa impressione trova conferma anche nelle parole di Castellacci, il quale ha evidenziato come la nuova versione permetta di seguire le vetture avversarie senza perdere carico aerodinamico, un vantaggio decisivo sia nei confronti delle più rapide Hypercar sia all’interno della stessa categoria LMGT3. Il dato statistico del weekend, impreziosito da una presenza record di 92.175 spettatori che testimonia il successo mediatico e popolare dell’evento, rischiava di nascondere la sostanza tecnica del lavoro svolto dagli ingegneri di Maranello. Tuttavia, i piloti hanno tenuto a sottolineare come il miglioramento nella guidabilità sia tangibile e come, una volta risolta l’incognita legata alla velocità massima sul rettilineo, si potrà tornare a giocarsela alla pari con i rivali su qualsiasi tracciato. La 6 Ore di Imola, insomma, non ha regalato podi alle rosse della classe GT, ma ha restituito una consapevolezza tecnica che mancava da tempo.
Equilibrio serrato e primo verdetto sulla griglia di partenza
Osservando il quadro generale della classe regina, la 6 Ore ha confermato lo stato di grazia di Toyota nella gestione della corsa e delle gomme, un fattore che ha permesso alla GR010 Hybrid #8 di tenere dietro la 499P #51 di Antonio Giovinazzi, nonostante una velocità media quasi identica. Dalla parte dei telai chiusi, invece, il campionato si preannuncia come un caleidoscopio di valori difficili da decifrare immediatamente, con un pacchetto di mischia estremamente compatto subito dietro al duo di testa. Per la Ferrari 296 EVO, l’appuntamento di Imola ha rappresentato il primo vero banco di prova dopo i test affrontati nei primi mesi dell’anno sulle piste ostiche di Daytona, Sebring e del Paul Ricard. La risposta, seppur priva di acuti podistici, è stata giudicata sufficiente per guardare con moderato ottimismo ai prossimi impegni. La stagione è ancora lunga, e la consapevolezza di avere una base tecnica sulla quale si può finalmente lavorare senza dover rincorrere cronicamente i difetti di gioventù rappresenta per la squadra di AF Corse un punto di partenza radicalmente diverso rispetto alle annate precedenti.




