Wec, la rimonta più amara: Ferrari e Toyota sprofondano nello “strano” venerdì di Spa
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Redazione Sport
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Ci sono weekend nei quali il rumore dei motori, a lungo coperto da aspettative e trionfi recenti, si trasforma in un silenzio assordante per chi è abituato a dettare legge. Il tracciato di Spa-Francorchamps, teatro del secondo round del FIA World Endurance Championship 2026, ha restituito una fotografia impietosa dello stato di forma dei due colossi del Circus: Ferrari e Toyota, le stesse che solo poche settimane fa duellavano per la gloria a Imola, si sono ritrovate qui a combattere per non essere spazzate via già nelle fasi iniziali delle qualifiche. Non è piaciuta, e non potrebbe essere altrimenti, la sensazione di vedere i prototipi giapponesi e i cavallini di Maranello arrancare sul giro secco, come inghiottiti da un’improvvisa crisi di competitività che ha invece esaltato i valori meno blasonati del mondiale.
La sessione di ieri, infatti, ha regalato più di qualche sorpresa, forse persino sgradevole per i vertici delle rispettive case. Se la cronaca ci racconta di una Peugeot scatenata capace di strappare la prima pole position della sua era ibrida con la #94 di Loic Duval (sebbene in gara sia stata subito superata), dall’altra parte del box si contano i danni. La Toyota, partita con grandi ambizioni di rivincita, ha visto entrambi i suoi prototipi rimanere esclusi dalla Top10 in Hyperpole; un dejavu che sa quasi di déjà-vu per una squadra abituata a lottare per le prime file. A fare compagnia ai giapponesi in questo limbo di metà classifica ci hanno pensato le Ferrari ufficiali, con la sola #50 di Antonio Fuoco, Miguel Molina e Nicklas Nielsen aggrappata a un ottavo posto che sa più di consolazione che di punto di partenza per una rimonta. Rivedere la #51, quella affidata al trio Pier Guidi, Calado e Giovinazzi, relegata ai margini della top ten è stato il segnale più chiaro di un venerdì storto, dove la mancanza di aderenza e la finestra di funzionamento delle gomme hanno giocato un brutto scherzo ai favoriti di giornata.
Non che il resto della combriccola tricolore abbia sorriso, specialmente nella vivace categoria LMGT3. Lì, la Ferrari 296 LMGT3 Evo del team Vista AF Corse ha dovuto fare i conti con un “contatto” morale piuttosto costoso. Il pilota ufficiale Alessio Rovera, in equipaggio con Simon Mann e François Heriau, aveva confezionato un sesto tempo che sulla carta valeva una terza fila di tutto rispetto. Tuttavia, il verdetto dei commissari ha gelato l’entusiasmo: lo statunitense Mann è stato penalizzato di una posizione per aver intralciato un giro veloce della Lexus #87, regalando così alla vettura #21 una settima piazza che ne complica la partenza. Un’ammissione di colpa, quella sulla pista bagnata dalla pioggia leggera delle Ardenne, che ha rovinato un lavoro che sembrava ben impostato e che ha di fatto spento i riflettori sulla prestazione della vettura gemella, la #54 di Thomas Flohr, Francesco Castellacci e Davide Rigon, relegata addirittura in diciottesima posizione. Una differenza di passo all'interno della stessa famiglia che impone ai tecnici di Maranello di rivedere le scelte tecniche in vista della gara.
Se il giudizio sulla velocità pura è stato severo per i big, la gara, giunta ormai alla sua quarta ora, ha subito rimescolato le carte in tavola, dimostrando come la domenica possa raccontare sempre una storia diversa. L’ingresso della Safety Car è stato il classico spartiacque, capace di azzerare i distacchi e ribaltare le gerarchie. In questo frangente, la lucidità tattica di BMW e Toyota (con le #20 e la #8) ha premiato chi ha osato differenziare la strategia dai ritmi imposti dalla Cadillac-Jota e dalla Peugeot. Dopo la bagarre iniziale, che aveva visto Will Stevens sulla Cadillac #12 prendere il largo fino a costruirsi un piccolo tesoretto, le interruzioni hanno rimesso tutto in discussione, trasformando la 6h in una corsa alla gestione delle risorse e delle soste. Se la Cadillac ha mostrato il muso davanti tutti nelle prime battute, scavalcando con una certa noncuranza la Peugeot di Loic Duval partita in Hyperpole, il destino delle rosse sembrava già segnato: una rimonta impossibile o quasi, con il solo Molina a difendere l’onore delle Ferrari davanti alle Aston Martin e ai rivali diretti. La coperta era corta, e mentre le Alpine #35 e #36 tallonavano i battistrada, l’impressione era che per Ferrari e Toyota non ci fosse spazio nemmeno per il gioco d’attacco, costrette a inseguire da una posizione di svantaggio che a Imola non avrebbero nemmeno immaginato.




