Femminicidio di Daniela Florea, il compagno non accettava la fine della relazione: l’arresto dell’ex per omicidio, occultamento e maltrattamenti

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
INTERNO Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Interno Redazione Interno   -   La notte tra il 9 e il 10 luglio 2026, nella quiete del quartiere torinese Barriera di Milano, si è consumato l’ennesimo dramma che porta il nome di un femminicidio. Daniela Florea, trentaseienne di origini rumene, è stata uccisa nella sua abitazione di via Paisiello 17, un luogo che aveva scelto per ricominciare una vita lontana da una relazione ormai finita.

Dopo settimane di indagini serrate, gli agenti della Squadra Mobile hanno eseguito il fermo di indiziato di delitto del suo ex compagno, Daniel Trandafir, idraulico di 45 anni, gravemente indiziato non solo del decesso della donna, ma anche di occultamento di cadavere e maltrattamenti in famiglia aggravati. La scoperta del corpo senza vita, avvenuta il 20 luglio grazie all’allarme lanciato da un amico preoccupato per il suo silenzio, ha aperto un’inchiesta che ha ricostruito con precisione gli ultimi, drammatici momenti di vita della vittima.

Il ritrovamento e i segreti del letto matrimoniale

A destare il primo allarme è stata l’assenza di notizie da parte di Daniela, che da circa dieci giorni non rispondeva più al telefono. Un amico, insospettito dal fatto che lei non si fosse presentata al lavoro all’ospedale Regina Margherita dove era addetta alle pulizie, ha deciso di recarsi personalmente in via Paisiello. Dopo essersi fatto consegnare un mazzo di chiavi dal proprietario dell’appartamento, è entrato nell’alloggio al terzo piano e ha immediatamente avvertito un odore nauseabondo.

La scoperta è stata agghiacciante: il corpo di Daniela giaceva avvolto in un lenzuolo e nascosto all’interno del vano contenitore del letto matrimoniale. L’autopsia, eseguita dal medico legale Roberto Testi, ha chiarito che la causa della morte è da attribuirsi a un “severo politraumatismo cranico” combinato con “una compressione violenta di bocca e collo”, un quadro clinico compatibile con un’asfissia meccanica.

La dinamica suggerisce che la donna sia stata prima colpita con violenza alla testa, probabilmente con un oggetto contundente o sbattendola contro una superficie, per poi essere soffocata mentre era in uno stato di incoscienza che non le permetteva di difendersi.

L’ombra del controllo e le contraddizioni

Fin dalla sera del ritrovamento del cadavere, gli investigatori hanno concentrato l’attenzione sull’ex compagno della vittima. Daniel Trandafir era stato rintracciato nella sua abitazione di via Porpora, a poca distanza da quella della donna, insieme al figlio minorenne della coppia, un bambino di sei anni da loro avuto. Già in quella prima occasione, l’uomo aveva mostrato un atteggiamento elusivo e, secondo quanto riferito dalla Procura, era caduto in diverse contraddizioni quando interrogato sugli ultimi momenti trascorsi con Daniela.

Il quadro indiziario, coordinato dalla pm Delia Boschetto, si è via via rafforzato con l’acquisizione di testimonianze, l’analisi dei tabulati telefonici e le immagini delle telecamere di videosorveglianza della zona. Determinante è stato il racconto di amici e conoscenti, che hanno descritto Trandafir come un uomo ossessivo, incapace di accettare la fine della relazione avvenuta mesi prima, nel settembre 2025.

La vittima aveva cercato di allontanarsi e, come confermato da fonti vicine, aveva scelto la nuova abitazione di nascosto dall’ex per tentare di sottrarsi al suo controllo; lui, tuttavia, avrebbe continuato a perseguitarla con messaggi, telefonate insistenti e appostamenti nei luoghi che lei frequentava, fino a ottenere un doppione delle chiavi dell’appartamento di lei.

Il depistaggio e il messaggio anomalo

Un passaggio chiave dell’inchiesta ha riguardato il tentativo di depistaggio messo in atto da Trandafir dopo l’omicidio. Secondo la ricostruzione, per guadagnare tempo e allontanare i sospetti, l’uomo avrebbe utilizzato il telefono cellulare della donna dopo averla uccisa. Venerdì 17 luglio, intorno alle 10:37, fu inviato un messaggio ad alcuni contatti di Daniela, tra cui un amico e la baby sitter del figlio, in cui si annunciava una partenza improvvisa per le vacanze e la necessità di sistemare alcune questioni pratiche come riparazioni idrauliche.

Tuttavia, il contenuto del messaggio e il suo stile sono apparsi subito sospetti ai destinatari. La baby sitter, in particolare, ha notato che il tono non era assolutamente compatibile con quello abituale della donna; un altro amico, inoltre, ha rilevato un dettaglio significativo: la grafia del messaggio, con l’iniziale maiuscola di un saluto che Daniela scriveva sempre in minuscolo, suggeriva che non fosse stata lei a dettarlo.

Questo elemento, insieme al fatto che Trandafir non avesse mai denunciato la scomparsa dell’ex compagna, ha rappresentato un tassello importante nel mosaico delle prove che hanno portato al suo arresto. Dopo il fermo, eseguito dagli agenti della Squadra Mobile nella mattinata del 5 agosto 2026, l’uomo si è presentato in silenzio, senza opporre resistenza. Il bambino, affiancato dal nonno paterno nelle fasi successive alle indagini e sottoposto a colloqui con gli psicologi, è stato affidato a una comunità protetta.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.