La Fenice in rivolta: i lavoratori contro la nomina di Beatrice Venezi
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Un coro di dissenso, che dalle pagine delle riviste specializzate si è tramutato in un'ondata di protesta formale, sta attraversando le sale e i palcoscenici del Teatro La Fenice di Venezia. Al centro della bufera si trova la nomina di Beatrice Venezi a direttrice musicale stabile, un incarico destinato a decorrere dall'ottobre 2026 per un quadriennio, che si è trasformato in un motivo di frattura profonda.
Una protesta che coinvolge tutto il teatro
La reazione dei lavoratori non si è fatta attendere. I novanta professori d'orchestra sono stati i primi a esprimere il loro dissenso con una lettera durissima al sovrintendente Nicola Colabianchi. A loro si è unito, in un moto di solidarietà, tutto il personale. In un'assemblea generale, trecento lavoratori hanno votato all'unanimità un comunicato in cui chiedono la revoca immediata dell'incarico conferito a Beatrice Venezi e hanno proclamato lo stato di agitazione permanente.
Le ragioni del dissenso degli orchestrali
Nella missiva inviata al sovrintendente Colabianchi, gli orchestrali hanno articolato le proprie ragioni con precisione. La critica principale si concentra sulla presunta mancanza di quei requisiti artistici indispensabili per guidare un'istituzione come La Fenice, sostenendo che la figura della direttrice designata "non garantisce né qualità artistica né prestigio internazionale". Le preoccupazioni investono anche il percorso professionale di Beatrice Venezi, le modalità della selezione e le possibili ripercussioni negative sull'immagine del teatro e sugli abbonamenti.
Una frattura tra governance e comunità artistica
La protesta mette in luce una frattura palpabile tra le decisioni dell'organo di governo, guidato dal presidente della Fondazione e sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, e la percezione di chi contribuisce quotidianamente alla vita artistica del teatro. L'accusa di aver scelto una figura "non all'altezza della tradizione del Teatro La Fenice" risuona in quelle sale che hanno ospitato i massimi geni della musica, segnando l'inizio di un conflitto le cui ripercussioni sono destinate a caratterizzare i prossimi mesi dell'istituzione.




