Diouf incanta Zidane, ma l'Inter deve ritrovare la via del gol: tre segnali positivi e tre campanelli d'allarme

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Scriveva Ernest Hemingway, assiduo frequentatore di tutte le fasi di Madrid, che in questa città si impara a capire. Gli interisti saranno d'accordo, nel bene e nel male. La gita al Bernabeu ha insegnato qualcosa, e i motivi per superare il ko e guardare avanti ci sono, così come quelli per starsene sul divano a preoccuparsi. Prima le buone notizie. Il ko per 2-1 contro il Real Madrid - una squadra che appena entri nel nuovo stadio ti sbatte sul viso che ha vinto quindici coppe dei campioni - è arrivato dopo una prova di spessore sul piano della personalità e del gioco.

La nota più lieta e, nel contempo, sorprendente di questo inizio di stagione nerazzurro è sicuramente Andy Diouf.

Diouf, che riconoscimento

Le prestazioni sulla fascia di quello che doveva essere solo un centrocampista adattato hanno convinto tutti e l'acciaccato Spence può rientrare con calma. Le eccellenti prove del 17 nerazzurro sono arrivate fino a Clairefontaine, nel quartier generale della Nazionale francese, e Zinedine Zidane ha deciso di inserirlo nella prima lista dei pre-convocati da ct dei transalpini in vista degli impegni di Nations League.

Non si tratta ancora di una chiamata ufficiale, perché l'elenco definitivo dovrebbe essere comunicato entro il weekend, ma per Diouf essere entrato nelle valutazioni rappresenta già un segnale significativo. Il classe 2003 ha compiuto l'intero percorso nelle rappresentative giovanili francesi, arrivando anche a indossare la maglia dell'Under 21. Già nella scorsa stagione era stato il classico dodicesimo uomo, venendo utilizzato praticamente ovunque in mezzo al campo e persino in attacco; quest'anno, però, il suo status ha subito un profondo upgrade.

Subito due assist contro il Monza giocando a tutta fascia, poi la panchina col Cagliari e un'altra ottima prestazione contro il Napoli. Caratteristiche come forza fisica, capacità di progressione e duttilità tattica possono offrire a Zidane una soluzione differente in mezzo al campo, e una delle sfide di Nations League sarà proprio contro l'Italia, il 2 ottobre allo Stade de France, dove ritroverà da avversario tanti dei suoi compagni di squadra.

Il caos a centrocampo e i rimpianti offensivi

Il Giornale parla della sconfitta con il Real soffermandosi su alcuni protagonisti, in particolare sui nuovi arrivati. "Chivu - si legge in un articolo di Visnadi - non ha praticamente ancora avuto nulla dai 3 inglesi, manifesto del mercato estivo. Spence si allena sempre a parte, Stones gioca un po' al posto di Akanji & C., mentre Jones, a Madrid per la prima volta titolare, sembra lontano dal poter cambiare il volto offensivo della squadra, come pensava Chivu".

E in effetti la prestazione di Jones è stata uno dei punti dolenti della serata, con un errore in impostazione che ha spianato la strada al gol di Mbappé. Non è andata meglio a Bisseck, protagonista di un passo indietro preoccupante, mentre Josep Martinez, dopo la papera che ha regalato il 2-0 a Valverde, si è riscattato con una serie di parate miracolose che hanno tenuto in partita i nerazzurri.

Chivu, però, non ha dubbi sul portiere: "Ha avuto una reazione da portiere di alto livello, è rimasto sul pezzo e ha fatto salvataggi importanti", ha dichiarato, confermando la fiducia al titolare anche per la prossima gara contro l'Udinese. Ma il vero problema, quello che attanaglia i tifosi, è la sterilità offensiva cronica che sembra aver colpito la squadra.

I tre motivi per avere fiducia

Il primo motivo per guardare con ottimismo è la reazione della squadra, che non si è disunita dopo il doppio svantaggio. Il gol di Carlos Augusto al 77', su assist di Lautaro Martinez, ha riaperto una partita che sembrava chiusa e ha dimostrato che il gruppo ha carattere. "Mi prendo la sua reazione, la personalità, non è semplice fare un errore del genere e riprendersi", ha detto Chivu riferendosi a Martinez, ma il discorso vale per l'intero collettivo.

Il secondo motivo è la personalità mostrata al Bernabeu: l'Inter non si è chiusa in difesa, ha tenuto il possesso palla, ha cercato di fare accerchiamenti e ha costretto Courtois a interventi decisivi. "Ho visto una squadra che ha avuto coraggio di venire al Bernabeu consapevole di quello che è il Real Madrid e rispettandolo, ma stiamo cercando di creare qualcosa di importante per il futuro e sono sicuro che stiamo andando nella direzione giusta", ha spiegato l'allenatore.

Il terzo motivo è la fiducia dichiarata dello stesso Chivu: "Siamo sempre la squadra che l'anno scorso ha fatto più di 100 gol. Sono sereno, è importante come arrivi in area, e siamo arrivati anche in questo stadio. Prima o poi riusciremo a fare del nostro meglio, mi affido alla qualità dei giocatori, a quello che serve sottoporta per buttarla dentro".

I tre motivi per preoccuparsi

Il primo campanello d'allarme è l'incapacità di concretizzare le occasioni create. L'Inter ha fallito almeno tre palle gol nitide prima di capitolare, e questo non è un caso isolato. Il secondo motivo riguarda la fragilità mentale in momenti chiave: il passaggio forzato di Jones che ha mandato in crisi Bisseck e la follia di Martinez che ha provato a dribblare una vecchia volpe come Valverde sono errori che a certi livelli si pagano a caro prezzo.

Il terzo motivo è la gestione degli inglesi: Spence si allena sempre a parte, Stones non è ancora pienamente integrato e Jones, dopo la prestazione di Madrid, sembra lontano dal poter cambiare il volto offensivo della squadra come sperava il tecnico. Mourinho, dal canto suo, ha difeso i suoi dai fischi del pubblico con una sintesi difficile da smentire: "È finita 2-1, ma poteva finire 5-1 oppure 6-6". Non esattamente una consolazione per i tifosi nerazzurri, che ora attendono risposte concrete già dalla prossima sfida contro l'Udinese.

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