L'Ue fa marcia indietro: niente stop alle caldaie a gas dal 2029
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Redazione Economia
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La Commissione europea, in un'imprevista inversione di rotta che ha sorpreso gli osservatori, ha rimosso dalla bozza di revisione del regolamento Ecodesign l'ipotesi di vietare la vendita di nuove caldaie a gas a partire dal 2029. Il testo, che definisce gli standard per gli impianti di riscaldamento e che era atteso come un tassello fondamentale della transizione energetica, viene quindi ridimensionato, segnando un ulteriore passo nel più ampio processo di riconsiderazione di alcuni obiettivi del Green Deal. Una decisione, questa, che di fatto rimanda gli operatori del settore e le famiglie a uno scenario meno stringente nel breve periodo, lasciando molti di loro in una condizione di attesa dopo mesi in cui si preparavano a un cambio di passo obbligato e imminente.
Il contesto di un ridimensionamento più ampio
Questo dietrofront, che qualcuno non esita a definire clamoroso, si inserisce in un contesto politico europeo in evoluzione, dove il vento della cosiddetta "semplificazione" normativa sta guadagnando terreno. Negli ultimi mesi, infatti, si sono già registrati rallentamenti o modifiche su altri fronti, come quelli legati alla rendicontazione ambientale per le aziende o alla deforestazione, indicando una tendenza a riesaminare con pragmatismo i tempi e i modi della transizione ecologica. La bozza ora in consultazione, che aggiorna il regolamento 813/2013/Ue, sembra dunque allinearsi a questo nuovo corso, rinunciando a un divieto perentorio che appariva, fino a poco tempo fa, un caposaldo immutabile della politica energetica comunitaria per l'edilizia.
La scadenza del 2040 rimane in vigore
Se nel 2029, dunque, non scatterà alcun blocco alla commercializzazione, resta fermo – almeno per il momento – l'orizzonte temporale più lontano fissato dalla direttiva sulla performance energetica degli edifici. È proprio quest'ultima, infatti, a stabilire che dal 2040 non sarà più possibile installare nuovi sistemi di riscaldamento alimentati da combustibili fossili, una scadenza che continua a delineare il traguardo finale della decarbonizzazione del parco immobiliare europeo. La rimozione del primo step intermedio, però, modifica sostanzialmente il percorso per raggiungerlo, concedendo un respiro più ampio al mercato e alla filiera, che dovranno comunque organizzarsi per una trasformazione inevitabile, sebbene posticipata nella sua fase più vincolante.
Le implicazioni per il settore e le famiglie
La revoca del divieto, che aveva generato non poche preoccupazioni per i costi di sostituzione degli impianti, rilancia inevitabilmente il dibattito sulla fattibilità e sui ritmi della transizione energetica, mostrandone tutta la complessità politica e tecnica. Da un lato, si alleggerisce la pressione immediata su milioni di cittadini, alcuni dei quali si trovano già ad affrontare ristrettezze economiche, come dimostrano anche alcuni casi di cronaca nera legati a situazioni di disagio estremo; dall'altro, si introduce un elemento di incertezza normativa che potrebbe rallentare gli investimenti in tecnologie alternative, considerate ormai mature da molti esperti. La Commissione, con questa mossa, sembra voler bilanciare l'ambizione ambientale con le contingenze economiche e sociali del presente, in un equilibrio delicato che sarà oggetto di ulteriori negoziati.




