Bonus casa 2026, tra mobili detraibili e lo stop definitivo alle caldaie a gas

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La corsa agli incentivi fiscali per l’edilizia, sebbene in un quadro normativo ormai stabilizzato dopo le riduzioni degli anni precedenti, continua a muovere passi importanti anche durante il 2026, seppur con regole più stringenti rispetto al recente passato. Da un lato, infatti, viene confermato il bonus mobili, una detrazione Irpef del 50% che, va ricordato, non è fruibile autonomamente ma risulta strettamente ancorata alla realizzazione di interventi di recupero del patrimonio edilizio. Chi avvia una ristrutturazione (come la manutenzione straordinaria o il restauro conservativo) su singole unità residenziali o sulle parti comuni di un edificio, può quindi recuperare la metà della spesa sostenuta per l’acquisto di mobili e grandi elettrodomestici nuovi, su un tetto massimo di 5.000 euro. Questa cifra, a differenza dei 10.000 euro previsti nel 2022, rappresenta ormai il limite fisso per le annualità 2024, 2025 e 2026, e la detrazione stessa viene ripartita in dieci rate annuali di eguale importo.

Il nodo dei condizionatori e la questione della ristrutturazione

Con l’arrivo della primavera, il focus dei contribuenti si sposta inevitabilmente verso il "bonus condizionatori", una misura la cui accessibilità, nel 2026, dipende totalmente dalla natura dell’intervento in cui si inserisce. Se l’acquisto di un nuovo climatizzatore avviene nell’ambito di una ristrutturazione edilizia (ad esempio per sostituire il vecchio impianto con una pompa di calore ad alta efficienza), si potrà beneficiare della detrazione del 50% prevista per i lavori sulla casa. Tuttavia, se l’installazione avviene senza un cantiere aperto (senza quindi manutenzione straordinaria), l’impianto fiscale cambia radicalmente: non esiste un "bonus condizionatori" autonomo svincolato dai lavori, a meno che non si rientri nei parametri dell’Ecobonus per la riqualificazione energetica, che prevede aliquote diverse (spesso il 36% o il 50% solo per la prima casa) e la trasmissione obbligatoria della documentazione all’ENEA.

L’addio alle caldaie a gas: cosa resta del bonus casa

La vera rivoluzione del 2026, già anticipata nei mesi scorsi, riguarda la fine definitiva della detrazione per le caldaie a gas. In ottemperanza alla direttiva europea "Case Green", gli impianti alimentati esclusivamente a combustibili fossili sono stati espunti dall’elenco degli interventi agevolabili. Chi sperava di installare una caldaia a condensazione per usufruire del vecchio bonus ristrutturazioni del 50% deve dunque cambiare strategia, perché questa strada è ormai preclusa. Le uniche eccezioni, in materia di climatizzazione invernale, riguardano i sistemi ibridi (che abbinano una pompa di calore a una caldaia a condensazione), le pompe di calore vere e proprie e i microgeneratori, i quali continuano a rientrare nelle agevolazioni purché rispettino i parametri di efficienza richiesti.

Gli adempimenti e le regole per non perdere il beneficio

Per chi intende avvalersi del bonus mobili o della detrazione per i climatizzatori, la tracciabilità rimane il requisito imprescindibile. I pagamenti, lo ricordiamo, vanno effettuati esclusivamente tramite bonifico bancario o postale, carte di credito o debito, mentre l’utilizzo del contante esclude automaticamente dalla possibilità di detrarre la spesa. Nel caso specifico del bonus mobili, è necessario che la data di inizio dei lavori di ristrutturazione sia anteriore a quella dell’acquisto dei beni; per gli acquisti effettuati nel 2026, quindi, i lavori devono essere iniziati a partire dal 1° gennaio 2025. La documentazione da conservare include le fatture d’acquisto (o lo scontrino fiscale parlante), le ricevute dei bonifici e, per gli elettrodomestici, l’attestazione della classe energetica (non inferiore alla classe A per i forni, E per lavatrici e lavastoviglie, F per frigoriferi e congelatori).

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