Merate, addio a Giovanni Verza: l’astrofisico che studiava l’universo si è spento a 36 anni

Merate, addio a Giovanni Verza: l’astrofisico che studiava l’universo si è spento a 36 anni
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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Ci sono persone che quando vengono a mancare, ti chiedi “perché proprio loro?”. E poi provi un dolore fortissimo che ti toglie il fiato, come quando ti colpiscono a tradimento con un pugno in pancia, boccheggi, provi a respirare, ma i polmoni restano vuoti. Sono persone buone, persone giovani, sono persone che hanno figli piccoli, sono persone molto intelligenti, sono persone che non si vorrebbero mai perdere. Merate piange Giovanni Verza, il ricercatore e astrofisico di fama internazionale che si è spento a soli 36 anni all’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.

Una notizia che ha sconvolto la comunità scientifica, ma anche la sua Merate, dove risiedeva, e Robbiate, il paese dove era cresciuto.

La vita dedicata allo studio dei vuoti cosmici

Classe 1990, Giovanni Verza aveva costruito una carriera di tutto rispetto nel campo dell’astrofisica, specializzandosi in un settore affascinante e complesso: lo studio dei vuoti cosmici e dell’universo oscuro.

Dopo essersi diplomato al Liceo Scientifico Agnesi di Merate, e dopo un biennio in seminario per un percorso di discernimento vocazionale, Verza aveva intrapreso gli studi universitari che lo avrebbero portato a conseguire la laurea con il massimo dei voti e un dottorato di ricerca presso il Dipartimento di Fisica e Astronomia dell’Università di Padova.

La sua brillante carriera lo aveva portato a collaborare con istituzioni di altissimo profilo, lavorando anche negli Stati Uniti per la Nasa e con diversi atenei internazionali. La sua competenza era riconosciuta a livello globale, come dimostra il fatto che fosse stato scelto come autore principale di un importante studio sui vuoti cosmici per il telescopio spaziale Nancy Grace Roman della Nasa, pubblicato su una prestigiosa rivista scientifica come "The Astrophysical Journal".

Il rientro in Italia e la battaglia contro la malattia

Dopo alcuni anni trascorsi oltreoceano con la sua famiglia, la vita di Giovanni Verza aveva preso una piega inaspettata e dolorosa. Un male raro e aggressivo lo aveva costretto a rientrare in Italia, vicino ai suoi affetti più cari. Il rientro a Merate, dove abitava con la moglie Chiara e i loro tre figli piccoli di 5 anni, 2 anni e 8 mesi, era stato il tentativo di affrontare la malattia circondato dall'amore della sua famiglia.

Nonostante le cure all'Istituto Tumori di Milano, la sua condizione si era aggravata fino a spegnersi nella notte di sabato 27 giugno. Anche durante il periodo della malattia, Verza aveva continuato a lavorare, collaborando con l'INAF di Trieste e portando avanti i suoi studi finché le forze glielo hanno permesso.

Un sogno interrotto e un gesto di generosità

Giovanni e Chiara avevano un sogno: costruire una casa nuova per la loro famiglia, un luogo dove crescere i loro bambini. Quel sogno, come raccontano gli amici in una raccolta fondi aperta per sostenere la moglie e i tre figli, si era quasi realizzato, con l'acquisto di una casa a Calco Alta. Purtroppo, la malattia ha impedito a Giovanni di vedere quel sogno compiersi.

In un ultimo, estremo atto di generosità che riflette la sua indole, la moglie Chiara ha dato il consenso per la donazione delle cornee, un gesto che ha permesso a Giovanni di continuare a donare vita anche dopo la sua scomparsa.

L'ultimo saluto a Calco

La notizia della scomparsa ha lasciato un vuoto profondo non solo tra i familiari e gli amici più stretti, ma anche nell'intera comunità meratese e nel mondo della ricerca scientifica. I funerali di Giovanni Verza sono stati celebrati mercoledì 1 luglio a Calco. Giovanni lascia la moglie Chiara, i figli, i genitori Elena e Piero, la sorella Maria e i fratelli Francesco e Paolo, oltre a una vasta rete di colleghi, amici e conoscenti che lo ricordano come una persona buona, brillante e generosa.

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