Una sosta all’autogrill può costare più di un pasto al ristorante
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Redazione Economia
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Chi si appresta a viaggiare in autostrada in queste settimane dovrà fare i conti con un salasso che non riguarda soltanto i rifornimenti di carburante. Se le proteste degli ultimi giorni hanno scongiurato, almeno per ora, un aumento dei pedaggi autostradali, a pesare sul portafoglio degli automobilisti saranno invece i prezzi esorbitanti degli autogrill, dove una bottiglietta d’acqua può superare i tre euro e un panino mal riuscito sfiorare cifre da ristorante.
L’ultima inchiesta di Altroconsumo, condotta in 16 aree di servizio tra Milano e Napoli, ha messo nero su bianco una realtà che chiunque abbia viaggiato sulle nostre autostrade conosce bene: fermarsi a mangiare o bere qualcosa può trasformarsi in una spesa imprevista, capace di incidere sul budget del viaggio più di un pieno di benzina. Se i rincari alimentari negli ultimi anni hanno seguito dinamiche spesso distanti dalla quotidianità delle famiglie, negli autogrill questa tendenza sembra essersi spinta oltre ogni limite ragionevole.
Non si tratta solo di un caffè pagato il doppio rispetto a un bar cittadino, ma di un sistema di prezzi che colpisce soprattutto chi, in mancanza di alternative, è costretto a fermarsi per necessità. Una bibita gassata può arrivare a costare quanto un pasto veloce in un locale fuori dall’autostrada, mentre l’acqua minerale, bene primario specie d’estate, sfiora cifre che pochi si aspetterebbero di pagare persino in un aeroporto.
La situazione, già critica negli scorsi anni, non accenna a migliorare, e con l’avvio della stagione degli esodi estivi il fenomeno rischia di diventare ancor più evidente. Se da un lato le autostrade rappresentano una risorsa indispensabile per gli spostamenti lunghi, dall’altro la mancanza di concorrenza all’interno delle aree di servizio lascia spazio a tariffe che poco hanno a che fare con i costi reali dei prodotti.




