Torino, D’Aversa lancia Njie nel rush finale: recuperati Zapata e Adams, Maripan si offre malconcio

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Redazione Sport Redazione Sport   -   L’inerzia del campionato, quella che solitamente appiattisce le ambizioni quando la matematica ha già emesso i suoi verdetti, a Coverciano non trova alcun terreno fertile. Roberto D’Aversa, tecnico dei granata, ha presentato la sfida al Sassuolo – in programma domani sera e valida per la trentaseiesima giornata – con la tensione di chi deve ancora costruire un’identità, o forse di chi, avendo già archiviato la salvezza con largo anticipo, intende testare le basi del progetto futuro. Davanti ai cronisti, l’allenatore ha speso parole chiare sull’assetto offensivo: le certezze in zona gol, quelle che sembravano essersi incrinate tra acciacchi fisici e turnover forzati, trovano parzialmente una ricomposizione. “Zapata, Adams e Pedersen stringeranno i denti e ci saranno – ha spiegato D’Aversa – poi, in base al minutaggio, decideremo”.

L’emergenza, almeno a livello numerico, rientra dunque in extremis. E proprio dalla necessità di gestire le residue energie di due attaccanti come Zapata e Adams, il cui rientro non garantisce ancora una piena disponibilità atletica, potrebbe nascere la vera novità nello scacchiere offensivo. D’Aversa, che ha sempre manifestato una predilezione tattica per il doppio centravanti, non ha nascosto l’intenzione di adeguare la squadra alla qualità degli interpreti piuttosto che a uno schema precostituito: “Quando c’è la disponibilità degli attaccanti, ho sempre giocato con le due punte. E molto probabilmente sarà così anche domani”. Questa, in particolare, è la circostanza giusta per l’accelerazione definitiva di Njie: l’esterno offensivo, fin qui utilizzato a sprazzi, potrebbe raccogliere l’eredità di una maglia da titolare, fungendo da raccordo tra una mediana solida e gli ultimi sedici metri.

Non meno emblematica, sul fronte opposto del campo, la vicenda che riguarda Maripan. Il difensore, pur non essendosi allenato nelle ultime due sedute a causa di un problema fisico che ne ha limitato la mobilità, ha chiesto espressamente di essere aggregato al gruppo per non saltare l’appuntamento. “Ieri e oggi non si è allenato, ma ha dato disponibilità ad esserci – ha riferito l’allenatore – per me, è un bel segnale”. Una dichiarazione che racconta lo spirito di abnegazione richiesto in questo frangente di campionato, dove la classifica sorride al Sassuolo – reduce dal successo sul Milan e navigante a quota quarantanove punti, a +8 rispetto ai piemontesi -9 – ma dove il Torino intende giocarsi il tutto per tutto per onorare il fattore interno.

D’Aversa, che proprio qualche giorno fa aveva sottolineato come la ricorrenza del 4 maggio a Superga debba prescindere da qualsiasi forma di contestazione o dissenso verso la squadra -2, ha ribadito il concetto della “professionalità di fine stagione”. Non ci sono obiettivi di classifica da inseguire per i padroni di casa, se non quello di migliorare un ruolino che li vede attualmente dodicesimi in graduatoria. L’avversario, inoltre, si presenta all’Olimpico Grande Torino con il morale alle stelle e con un gioco collaudato; una squadra che, come detto da D’Aversa, “è in gran forma” e dalla quale è pericoloso lasciarsi trascinare in ritmi bassi. La sfida, insomma, assume i contorni di un test importante per valutare la tenuta mentale di un gruppo che, aldilà dei numeri, deve dimostrare di voler chiudere la pratica campionato con la stessa intensità vista nelle gare salvezza.

La gestione delle energie e il rebranding dell’attacco

L’infermeria, da questo punto di vista, ha dettato la strategia. Adams, lo si è capito dalle dichiarazioni del tecnico, è quello che versa in condizioni più precarie tra i recuperati, avendo “avuto un percorso meno pulito” rispetto ai compagni di reparto. Una situazione che obbligherà lo staff a calibrare i minuti, evitando rischi inutile per un finale di torneo che, sebbene privo di pressioni classificate, resta cruciale per le valutazioni future della società. L’impressione, tuttavia, è che D’Aversa voglia sfruttare il match contro i neroverdi per dare continuità a quel filotto di prestazioni casalinghe che nelle ultime uscite aveva entusiasmato il pubblico. Con il Sassuolo, una delle rivelazioni del torneo capace di esprimere un calcio verticale e coraggioso, il rischio di cadere in distrazione è concreto; per evitarlo, l’allenatore chiede ai suoi “di non ragionare sul far bene o meno bene in relazione all’obiettivo, ma di puntare semplicemente alla prestazione”.

Il futuro e l’attesa per un segnale dalla società

Sullo sfondo, inevitabilmente, aleggia la questione relativa al futuro dello stesso D’Aversa. Il contratto in scadenza a fine mese è un tema che l’allenatore non ha eluso, pur senza sbilanciarsi in richiami plateali. “Non voglio essere ripetitivo – ha detto – arrivato qui avevo due obiettivi: salvare la squadra, e lo abbiamo fatto facendo cose importanti, e poi cercare di ridare valore ai giocatori. In questo arco di tempo mi sono fatto un’idea; se il presidente mi chiamerà ne parlerò con lui”. Un’attesa, quella della chiamata decisiva di Cairo, che non ha intaccato la concentrazione sul presente: l’approccio al Sassuolo sarà quello di una squadra che, come dichiarato dall’allenatore, “in casa ha fatto cose meravigliose” e che non intende rovinare il finale di stagione con un tonfo interno.

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