Decreto bollette 2026, la fiducia alla Camera su un provvedimento nato già vecchio
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Redazione Interno
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La corsia preferenziale del voto di fiducia, che il governo ha deciso di utilizzare anche per il disegno di legge di conversione del decreto bollette, finisce per blindare un testo approdato alla Camera il 30 marzo con il numero 21 del 2026 ma che, a guardare i numeri aggiornati dell’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (Arera), appare scollegato dalla realtà dei mercati. Il provvedimento, pensato per ridurre il costo di elettricità e gas a famiglie e imprese – sostenendo al contempo la competitività produttiva e accelerando la decarbonizzazione industriale – si scontra con una stima che l’Authority ha resa nota proprio ieri: per i 3 milioni di famiglie cosiddette “vulnerabili”, la bolletta elettrica aumenterà dell’8,1% nel secondo trimestre del 2026. Un dato che rischia di vanificare, almeno in parte, gli effetti del contributo straordinario da 115 euro previsto per i consumatori con Isee non superiore a 25mila euro.
Il voto di fiducia e i tempi della politica
Alle 12.20 di oggi, nell’aula di Montecitorio, sono cominciate le dichiarazioni di voto sulla fiducia che il governo ha posto sul disegno di legge di conversione; un atto dovuto, per l’esecutivo guidato da Meloni, che cerca di accelerare l’iter parlamentare in un momento politico complesso. E proprio qui sta il paradosso: il decreto originario, varato il 18 febbraio, risale a un’era geologica fa, cioè prima dell’escalation voluta da Trump – tornato presidente degli Stati Uniti – e da Netanyahu contro l’Iran. Quella guerra, con le sue ricadute sui prezzi dell’energia, non era ancora scoppiata quando il governo scrisse le norme. Oggi, chiunque tenti di arginare i rincari con quelle misure si trova a maneggiare uno strumento che qualcuno, nei corridoi, ha già definito “inutile” prima ancora del voto.
La trippa, la moglie e la disciplina di partito
A margine dell’inaugurazione della sede romana di Futuro Nazionale – lo stesso palazzo che ospita quella di Forza Italia, a due passi dal Parlamento – il generale Roberto Vannacci ha offerto una chiave di lettura quantomeno originale per spiegare la fedeltà dei suoi alla maggioranza. “La fiducia al governo? È come il credito dato alla moglie: non è che divorzi se cucina la trippa che non ti piace”, ha detto il leader del movimento, affiancato dai fedelissimi Sasso, Ziello e Pozzolo. A loro toccherà applicare le indicazioni del presidente in aula, trasformando la culinaria in tattica parlamentare: più buongustai che incursori, per usare le sue parole. Un’immagine che, al netto della leggerezza apparente, fotografa bene la tenuta del centrodestra anche su un provvedimento che molti, dentro e fuori l’aula, considerano già superato dagli eventi.
Gli interventi strutturali e la saturazione virtuale
Non solo bonus una tantum, però. Il decreto bollette contiene anche disposizioni meno appariscenti ma forse più rilevanti sul medio periodo: misure per la risoluzione della saturazione virtuale delle reti elettriche e norme per l’integrazione dei centri di elaborazione dati nel sistema elettrico. Un tentativo, questo sì organico, di intervenire sulla struttura del mercato energetico nazionale. Peccato che l’emergenza, oggi, sia un’altra: l’aumento dell’8,1% per le famiglie vulnerabili – quelle che già faticano ad arrivare a fine mese – rischia di rendere marginale qualsiasi ragionamento di lungo termine. E mentre l’aula vota la fiducia, gli occhi di molti osservatori restano puntati sull’Arera, sui mercati e su quel 18 febbraio che sembra ormai lontanissimo.




