Il nuovo Pgtu di Lamezia Terme riparte dopo vent’anni e la destra apre la sua sede a Bologna in via Stalingrado
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Redazione Interno
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Sembra che ci siamo, dopo giusto un quarto di secolo dall’ultima rilevazione organica dei dati di mobilità – correva l’anno 2001 – il Comune di Lamezia Terme ha rotto un silenzio amministrativo che durava da oltre vent’anni, avviando ufficialmente il processo di elaborazione del nuovo Piano Generale del Traffico Urbano. È dal sito istituzionale dell’ente, infatti, che arriva la conferma di una ripartenza attesa, con l’amministrazione locale che rilancia un appello alla cittadinanza affinché prenda parte al questionario online dedicato alle abitudini di spostamento. Un’iniziativa, questa, che mira a raccogliere proposte e suggerimenti per migliorare la sicurezza degli attraversamenti pedonali, incentivare l’uso della bicicletta, potenziare il trasporto pubblico e rendere più efficiente la mobilità nei vari quartieri della città; un tentativo, insomma, di colmare un vuoto di pianificazione che si trascinava dall’inizio del millennio.
L’avvio della fase partecipativa per la mobilità urbana
Il primo invito alla partecipazione era già stato lanciato qualche settimana fa, ma l’amministrazione comunale ha scelto di rinnovarlo, cercando di intercettare il maggior numero possibile di residenti. La scelta di utilizzare un questionario online come strumento principale di ascolto risponde all’esigenza di aggiornare un quadro conoscitivo che, dal 2001, non aveva mai ricevuto una revisione strutturale. Attraverso questo strumento, i cittadini possono indicare criticità e soluzioni specifiche, suggerendo interventi mirati che spaziano dalla micro-mobilità alla riorganizzazione delle corsie preferenziali. È un approccio, quello partecipativo, che nelle intenzioni dovrebbe restituire al Piano una dimensione operativa aderente ai bisogni reali di chi ogni giorno percorre le strade di Lamezia Terme, evitando che il documento resti una mera formalità burocratica.
Fratelli d’Italia apre il nuovo quartier generale in via Stalingrado
Mentre nel lametino si cerca di ridisegnare gli spostamenti urbani, a Bologna la geografia politica del centrodestra registra una mossa altrettanto simbolica. Fratelli d’Italia ha inaugurato la sua nuova sede provinciale in via Stalingrado, una strada che per decenni rappresentò un autentico *topos* ideologico per la destra italiana, storicamente invisa al Movimento Sociale Italiano e poi ad Alleanza Nazionale per il suo evidente richiamo all’Unione Sovietica. Oggi, quella stessa via – all’interno di un immobile Acer – diventa “la casa dei bolognesi” secondo le parole del ministro per gli Affari europei e il Pnrr, Tommaso Foti, che ha tagliato il nastro insieme a una nutrita rappresentanza del partito. La scelta della location, insomma, non è affatto casuale: dopo i sit-in degli anni passati che chiedevano la cancellazione del toponimo, i meloniani ne fanno ora il cuore pulsante della propria organizzazione cittadina.
Il lancio della sfida per le comunali e il percorso politico indicato da Foti
“Da via Stalingrado per arrivare a Palazzo d’Accursio”, ha scandito Foti durante l’inaugurazione, delineando quello che ha definito “il percorso politico in cui crediamo fino in fondo”. Un’affermazione, la sua, che non lascia spazio a interpretazioni ambigue: il partito intende giocare un ruolo da protagonista alle prossime elezioni comunali, con l’obiettivo dichiarato di conquistare il municipio bolognese. All’evento erano presenti, tra gli altri, Galeazzo Bignami – capogruppo di FdI alla Camera – oltre ai senatori Alberto Balboni e Marco Lisei, all’eurodeputato Stefano Cavedagna, alla capogruppo in Regione Marta Evangelisti e al coordinatore cittadino Francesco Sassone, senza dimenticare i numerosi consiglieri comunali e di quartiere accorsi per suggellare il momento.
Il valore simbolico della sede e il radicamento nel territorio
La nuova sede, che sorge in una palazzina di edilizia residenziale pubblica, è stata presentata non come un luogo riservato esclusivamente ai militanti, ma come uno spazio aperto al quartiere, un tentativo di radicamento in un’area tradizionalmente considerata il “cuore rosso” della città. L’operazione appare chiara nel suo significato politico: appropriarsi simbolicamente di un indirizzo che per decenni rappresentò l’alterità ideologica per la destra italiana, trasformandolo in un avamposto per la competizione amministrativa. Fratelli d’Italia, in questo senso, rilancia la propria presenza sul territorio, forte di una compagine dirigenziale ampia e del sostegno di esponenti di spicco del governo, in attesa che la coalizione di centrodestra definisca il nome del candidato sindaco, un passaggio che i vertici locali intendono subordinare alla tenuta preventiva dell’alleanza.




