Downton Abbey, un gran finale che sa di arrivederci

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Il destino cinematografico di «Downton Abbey», la serie creata da Julian Fellowes che ha conquistato il pubblico globale, prosegue con quello che viene presentato come «Il Gran Finale», un'opera dedicata ai fan ma che, nel suo stesso titolo, tradisce una certa ambivalenza. Non si tratta, infatti, della prima volta che la saga della famiglia Crawley si appresta a concludersi, lasciando sempre aperto uno spiraglio per futuri sviluppi.

La pellicola, che segue le sei stagioni televisive e i due precedenti film, intreccia le sue vicende attorno a un evento mondano: la partecipazione di alcuni membri della famiglia alla prima di una commedia di Noel Coward nel cuore di Londra, a Piccadilly Circus, per poi fare ritorno alla maestosa tenuta di campagna che da sempre fa da teatro principale alle storie. La trama, che coinvolge l'aristocratica famiglia e il suo stuolo di servitori, sembra voler chiudere un capitolo importante, pur senza negare la possibilità che la storia possa continuare altrove.

Alcune interpreti, come Penelope Wilton, hanno del resto lasciato intendere che lo spirito della saga, noto per aver sfidato lo status quo dell'epoca rappresentata, potrebbe trovare nuova vita in un potenziale prequel dedicato alla giovane Lady Violet, il personaggio reso indimenticabile da Maggie Smith. Quest'ultimo film, dunque, suona più come un commiato momentaneo che come un addio definitivo, un modo per celebrare un'epoca senza necessariamente sigillarla per sempre.

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