Trump e l'Fbi: raid nella casa di Bolton, mentre la giustizia diventa un'arma
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Redazione Esteri
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La presidenza di Donald Trump, che ha sempre fatto della lotta allo "stato profondo" uno dei suoi cavalli di battaglia, sembra aver imboccato una strada più radicale, trasformando gli apparati di giustizia in uno strumento di pressione politica. L'irruzione compiuta dagli agenti federali nella residenza di John Bolton, ex consigliere per la Sicurezza Nazionale divenuto uno dei critici più agguerriti dell’amministrazione, ne è l’emblema più recente e discusso. L’operazione, avvenuta all’alba in Maryland e condotta con un dispiegamento di forze non indifferente – documenti sequestrati e scatole portate via sotto l’occhio vigile delle telecamere –, è stata formalmente motivata da un’indagine sulla presunta mishandling di documenti classificati, quelli che Bolton avrebbe incluso nel suo libro di memorie.
La vicenda, però, non può essere disgiunta dal pesante conflitto personale e politico che oppone i due. Bolton, il cui profilo di falco della politica estera repubblicana si è progressivamente trasformato in un’opposizione frontale, ha attaccato ripetutamente le scelte di Trump, soprattutto in materia di rapporti con la Russia e di gestione del dossier ucraino. Una frattura che l’amministrazione ha cominciato a sanare con metodi progressivamente più duri: prima revocando la scorta di cui godeva l’ex funzionario, nonostante le palesi minacce iraniane alla sua incolumità, poi sospendendo le sue autorizzazioni di sicurezza, infine arrivando al blitz giudiziario.
L’inchiesta, voluta dal direttore dell’Fbi Kash Patel, un fedelissimo di Trump, si inserisce in un più ampio disegno che molti osservatori interpretano come una "lista delle vendette" presidenziale. Un modo per mettere in guardia gli altri dissidenti, siano essi repubblicani pentiti o ex collaboratori, sul prezzo da pagare per aver sfidato pubblicamente il presidente. Il raid nella casa di Bolton, per quanto legalmente incardinato in una questione di documenti sensibili, assume così i contorni di un monito, un messaggio chiarissimo sulla volontà di usare ogni levere a disposizione per colpire gli avversari.
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