Charlène di Monaco si inchina a Felipe e Letizia: la riverenza che spacca il web

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La prima visita ufficiale di Charlène a Madrid, occasione per celebrare insieme al marito Alberto il 150° anniversario delle relazioni diplomatiche tra il Principato di Monaco e il Regno di Spagna, si è trasformata in un caso mediatico destinato a dividere l’opinione dei cosiddetti "royal watcher". Il gesto compiuto dalla principessa, una riverenza profonda rivolta sia a re Felipe VI che alla regina Letizia Ortiz durante l’accoglienza al Giardino Botanico, ha innescato un dibattito che travalica i confini della cronaca mondana per approdare sul terreno scivoloso delle gerarchie dinastiche.

A incuriosire gli osservatori, più che l’eleganza ormai estiva delle due sovrane, è stata la percezione di un possibile passo falso: un’inclinazione del capo considerata da alcuni come un atto di sudditanza inappropriato tra capi di Stato, sebbene la realtà del protocollo suggerisca una lettura ben più complessa e sfumata.

Il video virale e la differenza tra "Maestà" e "Altezza Serenissima"

Il filmato, diventato virale nel giro di poche ore, ha colto un attimo di rigidità nell’aria: mentre Alberto stringeva la mano ai reali di Spagna con la consueta disinvoltura maschile, la moglie Charlène abbassava lo sguardo e fletteva le ginocchia in un gesto che sa di antico cerimoniale. La domanda che molti si sono posti, osservando la scena, è se una principessa consorte di uno Stato sovrano debba realmente inchinarsi a un altro sovrano, quasi a voler sottolineare una disparità di rango tra pari.

E la risposta, per gli esperti di etichetta interpellati dalla stampa internazionale, risiede nella differenza sostanziale tra i titoli nobiliari: da un lato abbiamo le "Loro Maestà" per i reali spagnoli, dall’altro le "Loro Altezze Serenissime" per i Grimaldi. È proprio questo scarto formale, che nella percezione comune potrebbe sembrare una sottigliezza, a giustificare tecnicamente la riverenza della principessa nata in Rhodesia.

Non si trattava, quindi, di un errore di valutazione né di una volontà di sminuire il proprio rango, ma di un rigido adeguamento a una scala gerarchica che ancora oggi disciplina gli incontri tra le più antiche casate d’Europa.

La tradizione dei Grimaldi e le parole imbarazzate di Charlène

A impreziosire la difesa della principessa, oltre alla logica dei trattamenti, è intervenuta una memoria storica che affonda le radici nella figura iconica di sua suocera, Grace Kelly. Diverse pubblicazioni hanno ricordato come anche l’indimenticabile principessa Grace, di fronte ai sovrani di altre nazioni, usasse osservare la medesima prassi, trasformando l’inchino in una sorta di marchio di fabbrica per la dinastia monegasca. Chi accusa Charlène di aver "abbassato la guardia" dimentica che l’etichetta, in questi contesti, non lascia spazio all’improvvisazione.

Tuttavia, a rendere la vicenda umanamente interessante è la consapevolezza che la stessa Wittstock, in passato, abbia ammesso pubblicamente le proprie difficoltà con le rigide regole del cerimoniale europeo: in un’intervista rilasciata alla stampa sudafricana, Charlène confessò di sbagliare spesso a chi fare la riverenza, dichiarando di trovarsi talvolta confusa di fronte ai tanti gradi della nobiltà.

Questa sua ammissione di fragilità, lungi dall’essere un punto debole, ha reso il gesto di Madrid meno meccanico e più umano, quasi il tentativo sincero di onorare un protocollo che la precede e che, evidentemente, la sovrasta.

Un gesto di rispetto o un passo falso? La lettura dei media

Mentre i tabloid inglesi parlavano di "perplessità" e "divisione" tra i fan, alcune testate specializzate spagnole hanno subito ridimensionato la polemica, definendo la scena come un assoluto azzecco formale. La chiave di lettura, in questo caso, sta nel contesto della visita: i principi di Monaco non erano a Madrid per una vacanza, ma per commemorare un anniversario storico importante, ovvero i 150 anni dalla prima missione diplomatica del Principato in Spagna.

In un contesto così solenne, marcato da visite a mostre celebrative come "Monaco e Spagna, cinque secoli di storia condivisa" allestite nel Villanueva Pavilion, ogni gesto viene interpretato come un messaggio politico. L’inchino di Charlène, letto in questa chiave, non è una sottomissione, bensì l’omaggio formale di una "Altezza" a una "Maestà", una prassi che conferma lo status di Mónaco come entità pienamente consapevole delle sfumature diplomatiche.

Così, la stessa immagine che per alcuni rappresenterebbe un passo indietro della figura femminile (mentre il marito restava dritto), per altri è la fotografia perfetta del protocollo applicato alla lettera, lontana da quella "parità" ideale che spesso esiste solo nell’immaginario collettivo dei social media.

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