Nuove minacce per Android: i trojan Herodotus e la variante sconosciuta mettono a rischio i risparmi

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Nel panorama digitale, in costante e tumultuosa evoluzione, la categoria dei trojan si conferma essere la più insidiosa e pericolosa fra i malware, distinguendosi per la sua capacità di colpire direttamente le finanze degli utenti, i quali, spesso ignari, vedono svanire i propri risparmi in pochi istanti. Questi software malevoli, che si nascondono sotto mentite spoglie, sono progettati con un obiettivo preciso: rubare credenziali bancarie e dati finanziari, aggirando quelle difese che molti considerano ormai sufficienti. Recenti analisi condotte da esperti del settore hanno portato alla luce due distinte varianti, particolarmente sofisticate, che prendono di mira il sistema operativo Android, dimostrando come la minaccia sia tutt'altro che un ricordo del passato.

L'avanzata di Herodotus

La prima di queste minacce, battezzata Herodotus, ha già scatenato un comprensibile allarme, poiché il suo modus operandi, estremamente insidioso, trasforma lo smartphone in un varco aperto verso i conti correnti. Il malware, una volta infiltratosi nel dispositivo, opera in silenzio, mimando con impressionante accuratezza il comportamento dell'utente legittimo; è questa, forse, la sua caratteristica più pericolosa, che gli permette di compiere operazioni fino a poco tempo fa considerate inimmaginabili. I ricercatori di ThreatFabric, che per primi hanno acceso i riflettori sul fenomeno, ne hanno sottolineato la pericolosità, evidenziando come esso non si limiti a rubare password statiche ma sia in grado di interagire con le applicazioni in tempo reale.

Una variante altrettanto subdola

Parallelamente, un'altra indagine, portata avanti dagli analisti di Cyfirma, ha rivelato l'esistenza di un ulteriore trojan bancario, anch'esso specificamente progettato per la piattaforma Android. Questo codice malevolo, la cui denominazione non è stata ancora resa pubblica, agisce celandosi in profondità all'interno del sistema operativo, dopo essersi camuffato da applicazione legittima, una strategia che gli consente di eludere i controlli di sicurezza più superficiali. Ottenuto il controllo del dispositivo, esso può agire con ampia libertà, accedendo a informazioni personali e, cosa ancor più grave, gestendo transazioni finanziarie all'insaputa del proprietario.

Il meccanismo dell'infiltrazione

Il punto di forza di questi trojan risiede nella loro abilità di mimetizzazione, che sfrutta la tendenza degli utenti a installare software da fonti non sempre verificate, un comportamento che apre la strada a conseguenze disastrose. Essi non si annidano nelle aree più evidenti della memoria, bensì scelgono locazioni recondite del sistema, rendendo estremamente complessa non solo la loro individuazione ma anche la successiva rimozione, operazioni che richiedono strumenti specializzati e una notevole accortezza. La loro azione, che procede senza fare rumore, può protrarsi per settimane, durante le quali raccolgono metodicamente ogni dato sensibile.

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