Passaporti Usa in “edizione limitata” con il ritratto di Donald Trump
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Redazione Esteri
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Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti d’America, in un’operazione che fonde il cerimoniale istituzionale con la personalizzazione del potere, ha approvato un’edizione limitata di passaporti destinati a celebrare il 250esimo anniversario dalla nascita della nazione. E lo fa, cosa che non mancherà di alimentare il dibattito politico, inserendo il volto – e persino la firma – dell’attuale presidente, Donald Trump, all’interno di un documento di viaggio ufficiale. Nessun altro capo di Stato, nella lunga storia repubblicana, aveva mai ottenuto un riconoscimento simile mentre era ancora in carica: Trump diventa così il primo presidente vivente a comparire su questo specifico supporto identificativo, un dettaglio che trasforma un semplice strumento burocratico in un cimelio del trumpismo. La scelta, quest’ultima, era stata ventilata e discussa per mesi negli ambienti governativi prima di ricevere il via libera definitivo, e si inserisce perfettamente nel solco delle iniziative “America250” promosse dall’amministrazione.
Un cimelio da collezione tra storia e marketing politico
L’estetica del nuovo libretto, che sarà disponibile fisicamente solo presso l’ufficio passaporti di Washington poco prima del “Giorno dell’Indipendenza” del 4 luglio, non lascia spazio a fraintendimenti sulla sua natura celebrativa. Secondo le bozze ufficiali diffuse dalla stampa – tra cui ricostruzioni di Fox News e dichiarazioni del portavoce del Dipartimento di Stato, Tommy Pigott – l’immagine di Trump campeggia sulla copertina interna, circondata dal testo originale della Dichiarazione d’Indipendenza del 1776. Accanto a essa, a suggellare l’opera, spicca la firma autografa del tycoon impressa in caratteri dorati: un vezzo grafico che molti osservatori hanno già definito senza precedenti per il suo tono marcatamente personale. La tiratura, programmata in una forbice che oscilla tra i 25mila e i 30mila esemplari, renderà l’oggetto un’edizione effettivamente limitata, destinata probabilmente a diventare un ambito oggetto da collezione per i sostenitori del presidente o per i turisti più accaniti.
Regole di distribuzione e l’ombra delle critiche
Nonostante la portata simbolica dell’operazione, l’amministrazione ha predisposto un meccanismo di rilascio che ne circoscrive fortemente la diffusione geografica, evitando magari di imporre l’effigie presidenziale a tutti i cittadini. I passaporti “commemorativi” – che alleggeriscono la tradizionale iconografia del Grande Sigillo o della Statua della Libertà per far spazio ai tratti del 47esimo presidente – saranno rilasciati esclusivamente a coloro che si recheranno di persona presso l’agenzia preposta nella Capitale. Per chi, invece, dovesse richiedere il rinnovo online o presentarsi in qualsiasi altro ufficio diffuso sul territorio nazionale, il documento resterà quello standard, preservando una sorta di “zona franca” dall’estetica trumpiana. Le reazioni, come era prevedibile, non si sono fatte attendere: se da un lato i sostenitori esultano per quella che definiscono una “celebrazione patriottica” dei 250 anni, dall’altro i critici denunciano quella che percepiscono come una fusione inquietante tra lo Stato e la figura del leader in carica.
La metamorfosi dei simboli federali
Questa operazione sui passaporti, va detto, non rappresenta un episodio isolato, ma piuttosto il tassello di una strategia più ampia di rinnovamento iconografico voluta dalla Casa Bianca. Parallelamente alla distribuzione dei documenti di viaggio, il Dipartimento del Tesoro ha già annunciato l’intenzione di introdurre la firma di Trump sulle nuove banconote da 100 dollari, un’altra consuetudine infranta che legherà il nome del presidente al corso legale per la prima volta nella storia monetaria. Anche la zecca statunitense, del resto, si è mossa nella stessa direzione, pianificando l’emissione di una moneta d’oro da 24 carati con il profilo di Trump a corredare la ricorrenza del Sestercentennial. Nel frattempo, la macchina organizzativa sta predisponendo gli eventi collaterali per l’estate: una gara automobilistica sul National Mall e persino un incontro di arti marziali miste nei giardini della Casa Bianca sono solo alcuni degli appuntamenti che accompagneranno il debutto ufficiale del “Patriot Passport”.
Un documento sicuro ma politicamente esplosivo
Il portavoce Pigott, nel tentativo di sdrammatizzare l’impatto della misura, ha tenuto a precisare che nonostante le modifiche grafiche rimarranno invariati i dispositivi di sicurezza che rendono il passaporto statunitense “il documento più sicuro al mondo”. Una rassicurazione tecnica che, però, non scalfisce la portata storica dell’introduzione: per la prima volta dal 1776, infatti, il volto di un presidente ancora in carica (che non sia quindi un padre fondatore sepolto da secoli al Monte Rushmore) offuscherà i tradizionali simboli repubblicani per imporre la propria immagine su un lasciapassare globale. I funzionari hanno specificato che la distribuzione seguirà il criterio del “fino a esaurimento scorte” senza costi aggiuntivi per i richiedenti, i quali, se intenzionati a evitare l’effigie, dovranno soltanto ricordarsi di non presentarsi allo sportello di Washington D.C..




