Schengen, il commissario Ue Brunner apre alla sospensione: "Possibile in via eccezionale e temporanea"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La disciplina europea in materia di libera circolazione, che rappresenta uno dei pilastri fondamentali del progetto di integrazione comunitaria, non è tuttavia un dogma assoluto e, come sottolineato dal commissario europeo agli affari interni Magnus Brunner al termine della riunione straordinaria dei ministri dell'Interno dei Ventisette, esistono margini di manovra per gli Stati membri che si trovino ad affrontare situazioni di particolare emergenza sul fronte della sicurezza e della gestione dei flussi migratori.

"Ai sensi del nuovo codice frontiere Schengen - ha dichiarato Brunner nel corso della conferenza stampa convocata per fare il punto sulla crisi di Ceuta, l'exclave spagnola affacciata sul Mediterraneo e circondata dal territorio marocchino - gli Stati membri possono, in via eccezionale e temporanea, reintrodurre i controlli alle frontiere interne".

La riunione d'emergenza convocata per la crisi di Ceuta

La conferenza telefonica dei ministri dell'Interno, sollecitata dall'esecutivo spagnolo dopo gli episodi di immigrazione irregolare di massa che hanno interessato la città autonoma nei giorni scorsi, ha rappresentato il banco di prova per valutare la tenuta del sistema Schengen di fronte a quelle che vengono definite pressioni esterne sui confini meridionali dell'Unione.

Le autorità di Madrid hanno richiesto il sostegno delle istituzioni europee per gestire quella che, a tutti gli effetti, si è configurata come una crisi di frontiera, e la risposta di Bruxelles non si è fatta attendere, come confermato dallo stesso commissario Brunner, che ha ricordato come la Commissione abbia offerto alla Spagna un supporto articolato su più livelli, sia sul piano finanziario che su quello prettamente operativo.

"Fin dal primo momento - ha specificato il commissario - abbiamo offerto assistenza finanziaria d'emergenza per rafforzare la protezione della frontiera esterna a Ceuta, il sostegno ai rimpatri e misure per impedire ulteriori movimenti verso l'Unione europea".

Otto Paesi hanno già sospeso Schengen, l'Italia tra questi

La notifica presentata dal governo guidato da Giorgia Meloni, relativa alla reintroduzione dei controlli alle frontiere in conseguenza dell'afflusso massiccio di immigrati registrato a Ceuta, non rappresenta tuttavia un caso isolato nel panorama europeo, dal momento che si inserisce in un quadro già piuttosto articolato di sospensioni della libera circolazione delle persone e delle merci, giustificate dalle singole amministrazioni nazionali con ragioni di pubblica sicurezza.

Attualmente, stando alle informazioni rese note al termine del vertice, sono complessivamente otto gli Stati europei, appartenenti sia all'Unione che all'area Schengen in senso più lato, ad avere in vigore provvedimenti restrittivi di questa natura, e tra questi figurano, oltre all'Italia, anche Austria, Francia, Germania, Paesi Bassi, Polonia, Svezia e Norvegia.

Per quanto riguarda il nostro Paese, la chiusura della frontiera di terra con la Slovenia, già attiva da tempo per ragioni legate ai flussi migratori lungo la cosiddetta rotta balcanica, si aggiunge ora a questa nuova determinazione legata all'emergenza di Ceuta, in un susseguirsi di provvedimenti che testimoniano la crescente difficoltà degli Stati membri nel gestire in modo coordinato e uniforme le pressioni migratorie.

La situazione a Ceuta e il rimpatrio dei migranti in Marocco

Per quanto concerne invece l'evoluzione della crisi sul terreno, Brunner ha voluto fornire un quadro rassicurante sulla situazione operativa, sottolineando come a Ceuta "la situazione sia sotto controllo" e che, contrariamente a quanto poteva temersi nei momenti di maggiore tensione, nessuno dei migranti coinvolti nell'attraversamento irregolare del confine sia stato successivamente trasferito nella Spagna continentale, né tantomeno in altri Paesi dell'area Schengen.

Questa circostanza, che ha scongiurato il rischio di un effetto domino sulle altre frontiere interne dell'Unione, è stata confermata anche dalla dichiarazione ufficiale diffusa dal Consiglio dell'UE al termine della videoconferenza d'emergenza, nella quale si afferma che la maggior parte delle persone che avevano varcato illegalmente il confine nella città autonoma è già stata fatta rientrare in Marocco, riportando così la situazione entro i parametri di una gestione ordinaria dell'ordine pubblico e della sicurezza di frontiera.

Le operazioni di rimpatrio, coordinate dalle autorità locali con il supporto tecnico e logistico offerto dalle agenzie europee competenti, hanno consentito di alleggerire la pressione su Ceuta e di evitare che l'episodio si trasformasse in una crisi diplomatica di più ampie dimensioni tra Spagna e Marocco, senza peraltro che si siano registrate contestazioni di rilievo da parte delle organizzazioni internazionali impegnate nella tutela dei diritti dei migranti.

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