No alle auto e meno mezzi pubblici: il paradosso dell'amministrazione Sala
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Redazione Interno
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Mentre l’amministrazione comunale di Milano intensifica la sua battaglia contro l’uso delle automobili, promuovendo politiche sempre più restrittive per ridurre il traffico e l’inquinamento, un rapporto del Politecnico di Milano rivela un paradosso che non passa inosservato: tra il 2016 e il 2024, l’offerta complessiva di trasporto pubblico nella città è diminuita. Un dato che stride con l’obiettivo dichiarato di incentivare la mobilità sostenibile, soprattutto considerando che i cittadini, già alle prese con un servizio spesso discontinuo, si trovano ora a dover affrontare anche i continui scioperi che paralizzano la rete.
Proprio il 24 febbraio, Milano ha vissuto un’altra giornata di incertezza per gli spostamenti. Lo sciopero nazionale indetto dal sindacato Usb Lavoro Privato, in protesta per la mancata convocazione del negoziato sul rinnovo del contratto collettivo degli Autoferrotranvieri Internavigatori, ha portato alla chiusura delle linee M1, M2 e M3 dalle 18 in poi. La M4 e la M5, invece, hanno continuato a funzionare, garantendo un minimo di collegamenti. Durante la mattinata, tuttavia, tutte le metropolitane hanno operato regolarmente, evitando il caos totale.
Ma il malcontento dei milanesi non si limita ai soli scioperi. Quattordici comitati cittadini, infatti, hanno lanciato una petizione per chiedere al Comune un bonus del 30% sugli abbonamenti Atm, come risarcimento per la riduzione del servizio di superficie registrata tra il 2023 e il 2024. In sole 48 ore, la proposta ha raccolto quasi 600 adesioni, segno di una frustrazione crescente. “La flessione del servizio è un problema noto”, sottolineano i promotori dell’iniziativa, che denunciano come i tagli ai tram e agli autobus abbiano reso sempre più difficile la vita quotidiana di chi dipende dai mezzi pubblici.
La situazione, già critica, è ulteriormente aggravata dalla frequenza degli scioperi, che negli ultimi mesi hanno messo a dura prova la pazienza degli utenti. Solo dieci giorni prima del 24 febbraio, un’altra agitazione aveva bloccato parte della rete, lasciando migliaia di persone in difficoltà. E mentre i sindacati rivendicano i loro diritti, i cittadini chiedono conto delle inefficienze, reclamando non solo un servizio più affidabile, ma anche un riconoscimento tangibile dei disagi subiti.




