Orion 26, l’esercitazione Nato che prepara i parà alla difesa europea

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   dell'articolo:

Il rumore dei turbopropulsori e il cielo che si riempie di vele, nella suggestione di un’operazione che ha il sapore della guerra fredda ma lo scenario inequivocabile della crisi ucraina: sono oltre duemila i paracadutisti britannici della 16th Air Assault Brigade e francesi dell’11e Brigade Parachutiste che in queste ore, e fino ai primi di marzo, stanno battendo il terreno brullo della Bretagna nell’ambito di Orion 26, la più imponente esercitazione militare che il vecchio continente ricordi dai tempi della contrapposizione con il Patto di Varsavia -2. Le operazioni, che vedono la partecipazione di reparti provenienti da ventiquattro paesi alleati e si svolgono su basi strategiche come Orléans Bricy e il centro di addestramento di Coëtquidan, rappresentano un banco di prova fondamentale per testare la capacità di reazione rapida in caso di conflitto ad alta intensità -1-2. La scelta del nome del nemico fittizio, Mercure, e quella dell’alleato da difendere, Arnland, non è casuale e disegna una minaccia ibrida proveniente da est che, nelle intenzioni degli strateghi, ricalca fedelmente le attuali tensioni con la Federazione Russa -1-9.

Il salto oltre il Vistolo, tra interoperabilità e nuove tecnologie

L’addestramento, che per i reparti aviotrasportati rappresenta il momento culminante della cosiddetta fase O23, non si limita alla mera dimostrazione di forza. Gli uomini della Pathfinder Platoon britannica, insieme ai commandos francesi, sono stati i primi a calarsi con i paracadute a apertura comandata, simulando la neutralizzazione delle difese aeree nemiche per preparare il terreno all’assalto principale. È in questo frangente che l’esercitazione raggiunge il suo obiettivo primario: certificare l’Airborne Combined Joint Force, una struttura di comando binazionale che alterna la leadership ogni due anni e che, sotto la direzione del generale francese Renaud Rondet, ha visto per la prima volta l’inserimento operativo di una componente italiana della Brigata Folgore, segnale chiaro di un’integrazione europea che va oltre i confini dei singoli stati maggiori. Non si tratta solo di lanciarsi, ma di farlo coordinando flussi logistici complessi, come il lancio di diciotto tonnellate di materiali e viveri da parte degli A400M dell’Aeronautica Militare britannica, in un ambiente ostile che richiede la capacità di stabilire immediatamente una testa di ponte e respingere contrattacchi simulati.

La pista diplomatica di Ginevra e lo spettro di una forza d’interposizione

Mentre i parà si addestravano in Francia, a Ginevra si consumava l’ennesimo atto del negoziato, con i delegati di Kiev e Mosca seduti allo stesso tavolo sotto l’egida americana, senza che però si registrassero passi in avanti significativi verso una tregua duratura. È in questo contesto di stallo che le voci di un possibile impiego di queste stesse truppe in Ucraina come forza di interposizione, qualora si arrivasse a un accordo, hanno iniziato a circolare con insistenza, alimentate da dichiarazioni non ufficiali e da rapporti della stampa anglosassone. I reparti della 16th Air Assault Brigade e gli omologhi francesi, forti di una consolidata esperienza operativa congiunta che affonda le radici nei trattati di Lancaster House e in esercitazioni passate condotte proprio in territorio ucraino, sarebbero tra i candidati naturali per una missione di peacekeeping che richiederebbe tempi di reazione rapidissimi e una capacità di inserimento in ambiente contestato che pochi altri reparti convenzionali possono vantare.

L’incognita russa e le macerie di Kupyansk

Tuttavia, sulla possibilità di uno schieramento aleggia l’ombra dell’incertezza dettata da Mosca, che ha ribadito di non avere "scadenze" per la pace, gettando ulteriori ombre sulle prospettive di una soluzione negoziata. A rendere ancor più drammatico il quadro, mentre i diplomatici discutevano, i droni russi continuavano a colpire obiettivi civili, e nella regione di Kharkiv, nel distretto di Kupyansk, un uomo di sessantasette anni è morto sotto le macerie della sua abitazione, ennesima vittima di un conflitto che non accenna a placarsi e che rende ogni ipotesi di dispiegamento di caschi blu una scommessa dal rischio altissimo. Per ora, i parà franco-britannici continuano a saltare nel cielo di Francia, pronti a intervenire, ma con il destino della loro eventuale missione che resta legato a doppio filo alle imprevedibili dinamiche di un tavolo negoziale che tarda a dare frutti.

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