Trump a Putin: «Tregua o sanzioni devastanti»
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Redazione Esteri
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Donald Trump non usa mezzi termini quando si tratta di mettere in chiaro la posizione degli Stati Uniti sul conflitto in Ucraina. «Potrei fare cose molto cattive alla Russia», ha dichiarato il presidente americano durante un incontro con il primo ministro irlandese, lasciando intendere che le sanzioni economiche in cantiere potrebbero rivelarsi «devastanti» per Mosca. Pur ribadendo di voler perseguire la pace, Trump non esclude l’opzione di misure punitive qualora la Russia non accetti il piano di tregua di 30 giorni proposto dagli Usa e firmato dagli ucraini a Gedda.
Il messaggio, che arriva in un momento di crescente tensione tra Kiev e Mosca, sembra diretto a Vladimir Putin, con cui Trump afferma di avere «ottimi rapporti». Tuttavia, le parole del presidente americano lasciano poco spazio a interpretazioni: «Ho ricevuto alcuni messaggi positivi sulla tregua, ma un messaggio positivo non significa nulla». La porta del negoziato, insomma, resta aperta, ma la pazienza di Washington non è infinita.
Intanto, la situazione sul campo in Ucraina si fa sempre più critica. Le forze armate ucraine, già impegnate a contrastare l’avanzata russa nel Kursk, faticano a mantenere le posizioni, mentre i vertici di Kiev attendono la risposta del Cremlino al piano di cessate il fuoco. La frattura tra militari e civili, accentuata dai recenti colloqui di Gedda, rischia di complicare ulteriormente il quadro, già segnato da una guerra che sembra non avere fine.
In questo contesto, l’arrivo a Mosca di Steve Witkoff, inviato di Trump per il Medio Oriente e figura chiave nelle trattative con la Russia, potrebbe rappresentare un tentativo di riavvicinamento. Witkoff, che dovrebbe incontrare Putin per discutere del cessate il fuoco, si trova a dover bilanciare la minaccia delle sanzioni con la necessità di mantenere un dialogo aperto.
Sul fronte economico, intanto, la Commissione europea ha deciso di rispondere ai dazi americani sull’export di acciaio e alluminio con una lista di beni statunitensi da colpire, per un valore massimo di 26 miliardi di euro. Una mossa che, secondo un funzionario comunitario, mira a «colpire laddove farà più male agli Stati Uniti, limitando al contempo i danni per la nostra industria».




