Il legame spezzato: l’amico Roberto e il dolore per Adriana e Mauro
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
È un dolore che non ammette consolazione, quello che stringe la gola di chi conosceva Adriana Mazzanti e Mauro Zaccarini, e che ora si trova a dover fare i conti con una realtà tanto assurda quanto definitiva. Roberto Scaglioni, legato alla coppia da un’amicizia decennale che intrecciava affetto personale e passione musicale, confessa un’incredulità che rasenta lo smarrimento, cercando di mettere insieme i frammenti di una vicenda che non trova una spiegazione razionale. “Sapevo ci fossero dei problemi – ammette –, senza però conoscerne l’entità, e che non andassero molto d’accordo, ma mai avrei potuto immaginare una cosa del genere”. A tradire le sue aspettative, e quelle di chiunque li abbia avvicinati, era la loro natura apparentemente mite: li descrive come persone “gentilissime, intelligenti ed educate”, un ritratto che stride violentemente con la dinamica del delitto-suicidio che li ha visti protagonisti nella loro abitazione di via Lame, nella frazione di Torre Verde a Castel Maggiore.
Il talento silenzioso di Adriana e la scoperta macabra
Se Mauro Zaccarini, 73 anni, ex imprenditore o impiegato (a seconda dei primi riscontri anagrafici ancora in fase di verifica da parte degli inquirenti) ha trovato la morte impiccandosi a un cavo elettrico dopo il gesto omicida, la figura di Adriana Mazzanti, 63 anni, emerge invece dal racconto dei conoscenti come quella di una donna dalla sensibilità fuori dal comune. Impiegata in pensione, la sua vera essenza era però legata a filo doppio con la musica: “maestra di canto di gran talento”, la definiscono, una cantante capace di grande solidarietà, che sul palco trovava la sua dimensione più autentica e che ancora oggi, sul cancello della villetta gialla presidiata dai carabinieri, riceve l’omaggio silenzioso di un fiore e di una dedica semplice: “Ciao Adry, non ti dimenticheremo”. La dinamica precisa degli eventi è ora affidata al lavoro degli investigatori e, in particolare, agli esiti autoptici: il di Adriana è stato rinvenuto riverso a terra in cucina, senza segni di arma da fuoco o da taglio, il che fa propendere gli inquirenti per l’ipotesi dello strangolamento o del soffocamento, mentre Mauro si è tolto la vita nello studio al piano superiore.
La separazione silenziosa e i biglietti dello sconforto
A gettare luce sulle pieghe più oscure di questa relazione, incrinata ormai da tempo, sono i dettagli emersi dalla vita privata della coppia. Da almeno quattro anni, nonostante condividessero lo stesso tetto a Torre Verde, i due vivevano di fatto separati, una convivenza forzata dovuta probabilmente a ragioni economiche o logistiche in attesa di formalizzare il divorzio. A fare la tragica scoperta, nel primo pomeriggio, è stato il figlio quarantacinquenne di Mauro Zaccarini, nato da una precedente unione: non riuscendo a mettersi in contatto con il padre e non ricevendo risposta ai messaggi, si è precipitato sull’uscio di casa insieme a un vicino, trovandosi di fronte a una scena che non avrebbe mai voluto vedere. Un dettaglio, questo della mancata risposta ai telefoni, che sottolinea l’implosione totale di un nucleo familiare ormai ridotto al silenzio. Gli inquirenti, coordinati dalla pm Federica Messina, hanno avviato i rilievi della scientifica, trovando nell’abitazione alcuni biglietti manoscritti lasciati dall’uomo: in essi trasparirebbe l’intenzione di porre fine alla propria esistenza, con parole di scuse rivolte al figlio, ma senza che in questi fogli vi siano riferimenti espliciti all’uccisione della moglie.
L’attesa per gli accertamenti forensi
Mentre il quartiere di Torre Verde, reso irriconoscibile dalla presenza dei mezzi dell’Arma e del furgone dell’infortunistica legale, tenta di riavvolgere il nastro di una normalità che non tornerà più, il lavoro si sposta ora nelle aule della medicina legale. Il medico legale Matteo Tudini ha ricevuto l’incarico di eseguire le autopsie sui corpi dei due coniugi, un passaggio obbligato per confermare l’ipotesi principale della Procura, che ha aperto un fascicolo per omicidio volontario nei confronti dell’uomo (ormai deceduto). Solo questi esami potranno stabilire con certezza l’esatta dinamica dei fatti e l’ora dei decessi, anche se al momento si ipotizza che l’omicidio sia avvenuto nella notte tra lunedì e martedì, seguito poi dal suicidio alle prime luci dell’alba. Non risultano, stando alle prime verifiche, precedenti interventi delle forze dell’ordine per liti in famiglia, né l’uomo o la donna erano seguiti dai servizi sociali del comune di Castel Maggiore, come ha confermato il sindaco Luca Vignoli, limitandosi a esprimere vicinanza ai familiari in attesa degli esiti investigativi.




